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giovedì 8 aprile 2021

L'antico Manoscritto di casa Mazzinghi: la ricostruzione della Genalogia della Famiglia

Fin dall'antichità la ricerca delle proprie origini è una delle domande esistenziali di ogni uomo; una discendenza numerosa era segno della benedizione di Dio. Nella Bibbia è raccontato come il patriarca Abramo aveva ricevuto da Dio la promessa di una discendenza della propria stirpe numerosa come i granelli della sabbia, segno della benedizione di Dio verso il suo servo fedele. Anche per la famiglia Mazzinghi, la riscoperta delle origini è motivo di gioia e orgoglio familiare. Il podere delle Cinque Penne, situato al confine di Spedalino Asnelli con le Querci, sebbene ridotto in dimensione e rimaneggiato per i frazionamenti ereditari e per alcune vendite, resta ancora oggi il luogo in cui la casata dei Mazzinghi ha vissuto da innumerevoli generazioni che si perdono nella notte dei tempi. Una minuziosa lettura del prezioso manoscritto ottocentesco ha consentito la ricostruzione dell'intero albero genealogico della Famiglia Mazzinghi dal 1600 fino ai giorni nostri.

Un lavoro faticoso, ma al tempo stesso affascinante e con un risultato sorprendente. 

Vi è stata un'evoluzione estremamente singolare della linea diretta maschile che porta avanti il cognome Mazzinghi ancora ai nostri giorni, sempre nel podere delle Cinque Penne a Spedalino Asnelli, con un andamento a doppia piramide.

Il vertice della prima piramide della genealogia è riconducibile ad un tal Domenico Mazzinghi, "uno dei primi padri nominati nelle Scritture Antiche, questo esisteva nel 1600", così riportato nel manoscritto. E da lui discendono una stirpe che via via è cresciuta ed ha prosperato fino al circa il 1820. Illustriamo la prima parte dell'albero genealogico nella schematizzazione di seguito riportata.

clicca qui --->    Genealogia dell'Età Antica



Da destra: Eugenia Mazzinghi con la figlia Eulalia Santini e le nipoti Bruna e Giovanna.
Poi Teresa Mazzinghi ed i fratelli Geremia, Corrado, Marino, Carlo e Nardino Mazzinghi

Successivamente segue l'età di mezzo, per il periodo dal 1820 fino a circa il 1930, che ha visto prima crescere la casata con Domenico Mazzinghi (l'autore del manoscritto), che ebbe 3 figli maschi e 3 figlie femmine oltre ad altri 2 figli morti a pochi giorni dal parto. 

Soltanto uno dei figli, Cammillo, si sposò ed ebbe il merito di proseguire la progenie familiare, che prese ulteriore vigore con il nipote Giovanni Mazzinghi. Giovanni dal 1908 al1923 ebbe 9 figli, di cui 6 maschi come visibile nella seconda schematizzazione dell'età di Mezzo

clicca qui --->   Genealogia dell'Età di Mezzo




Nell'età moderna i nipoti di Giovanni Mazzinghi sono ben 18 dei cui 13 maschi e 5 femmine. Il cognome dei Mazzinghi sembra destinato a moltiplicarsi per generazioni ed ecco che proprio allora, nella seconda metà del '900, avviene l'inaspettato crollo della casata in 2 sole generazioni. Come si vede dalla schematizzazione sotto riportata i nipoti maschi di Giovanni Mazzinghi in via assolutamente prevalente hanno figlie e quindi improvvisamente gli eredi per la continuazione del cognome Mazzinghi sono in numero molto ridotto. La piramide genealogica dei Mazzinghi si rovescia e va verso un unico punto di vertice

clicca qui --->     Genealogia dell'Età di Moderna parte 1


Giorgio Mazzinghi e Nada Paganini


Michele Mazzinghi, babbo di Antonio Mazzinghi


Nel nuovo secolo, dal 2000 ad oggi, i nati maschi  eredi della casata Mazzinghi sono soltanto tre. Ed ancora più nello specifico soltanto uno dei ragazzi abita ancora nella vecchia casa dei Mazzinghi nel podere delle Cinque Penne a Spedalino. Il vertice della piramide rovesciata della genealogia rappresenta una curiosità per chi continuerà a vivere nel nostro paese e solo la lentezza del trascorrere del tempo ci dirà se potrà riprendere con nuovo vigore il ciclo di espansione della casata Mazzinghi.  

clicca qui --->   Genealogia dell'Età di Moderna parte 2

venerdì 12 marzo 2021

L' Antico Manoscritto della famiglia Mazzinghi torna alla luce dopo un oblio di oltre sessanta anni

Un sentito ringraziamento è ancora una volta doveroso ad Antonio Mazzinghi. Un’emozionante scoperta di cui ha voluto farci partecipi: il ritrovamento di un antico Manoscritto di casa Mazzinghi che apre nuova luce sulla storia di Spedalino Asnelli dalla metà del 1600 fino alla fine del 1800.

Un periodo storico di Spedalino Asnelli rimasto finora nell'oscurità per un motivo singolare. Le fonti storiche principali sono spesso ritrovabili all'interno degli archivi parrocchiali: essendo stata la nostra chiesa una periferica succursale della parrocchia di San Piero Agliana fino all'anno 1961, non sono disponibili documenti, archivi e registri tipici di ogni propositura. Ma grazie a questo manoscritto è possibile far uscire dall'oblio la vita vissuta ed i suoi personaggi del periodo settecentesco e ottocentesco.  

La storia scritta sotto forma di poema eroico è emozionante, e sebbene apparentemente sembri divagare e perdersi nei numeri di contratti, di conti e delle genealogie familiari, un'attenta lettura evidenzia un nucleo del manoscritto bellissimo dove viene tratteggiata l'emozionante storia d'amore del suo personaggio principale tale Domenico Mazzinghi e la sua amata Violante, degno di competere con i più grandi romanzieri del romanticismo ottocentesco.

La prima pagina del Manoscritto Mazzinghi


Il manoscritto ha notevole importanza sotto un triplice aspetto.

In primo luogo dal manoscritto si trae il racconto della storia vissuta dalla Famiglia Mazzinghi che da tempo immemore abita nel podere delle Cinque Penne alle Querci. Le vicende familiari, le difficoltà economiche che periodicamente si sono affacciate, i matrimoni con le famiglie vicine e le sofferenze per malattie di cui non si conosceva cura e morti che spesso precocemente si sono succedute attraversano i secoli e tornano come immagini vivide fino a noi.

Secondo aspetto di importanza cristallina; dal manoscritto si desume dettagliatamente ed in modo autentico la cultura contadina, le credenze e le convenzioni che hanno caratterizzato i nostri avi fino all’avvento del mondo moderno che soltanto a partire dal secondo dopoguerra ha sostituito le tradizioni secolari.

In terzo luogo dal manoscritto è possibile ricostruire i nuclei familiari che abitavano a Spedalino – Le Querci già dal 1.600; ancora oggi le progenie rappresentano una buona parte degli abitanti di Spedalino Asnelli e zone limitrofe. Sono inoltre riportati i nomi dei sacerdoti di Agliana e numerose informazioni storiche che riteniamo di valore assoluto.

Lo stemma delle 5 Penne sulla casa dei Frosini a Le Querci

Racconta Antonio che fin da ragazzo conosceva dell'esistenza del manoscritto per alcune storie raccontate da sua cugina Carla, che ricordava di come i loro genitori possedessero un antico libro di famiglia. Erano un insieme di fogli scritti in modo poco comprensibile, ritrascritti a pulito e riordinati dal loro prozio Torello Mazzinghi, uno zio morto nel 1939, per un singolare incidente per l'epoca, investito da un auto tornando dalla S. Messa.
Miracolosamente rimasto integro, il manoscritto successivamente fu diviso in due parti dai nipoti: una tenuta da "Nardino" (Leonardo) per la parte più consistente e l'altra per la parte più ridotta dal nipote Corrado allevato e cresciuto come figlio da Torello e da sua moglie. 

Spostandosi di casa, se ne era persa la memoria finché la cugina Carla ne ritrova la parte detenuta da suo padre Nardino insieme alle foto antiche mentre la seconda parte, probabilmente giace ancora impolverata nell'oblio di qualche soffitta. Antonio si è presentato ai tenutari della parte conosciuta del manoscritto per poterne fare una copia e riscoprire le proprie origini familiari. La rilettura di quei fogli antichi rimasti nascosti per oltre 60 anni ha gettato una nuova luce sulla vita vissuta ed i personaggi di Spedalino Asnelli nei secoli scorsi.

Il seguente link consente di accedere ad un'anteprima della traduzione del manoscritto:



Un'attenta lettura ci ha consentito di ricostruire l'intera genealogia della famiglia Mazzinghi dal 1600 fino ai giorni nostri. A breve sarà possibile consultarla cliccando sul seguente link:

Genealogia dei Mazzinghi

domenica 7 giugno 2020

Vincenzo Giuliani (Vincenzino) e la Macchina del "Moto Perpetuo"

Un impensabile, fortuito ed addirittura surreale incontro allo stand dei libri che la nostra compaesana Baldi Nada immancabilmente allestisce nel corso dell'estiva festa del PD, ci ha consentito di far uscire dall'oblio del tempo un personaggio singolare e molto conosciuto negli anni '60 e '70 a Spedalino. Una persona insuperabile per tenacia nel raggiungere il proprio ideale: diventare il primo inventore della macchina del "Moto Perpetuo".


Agli annali è annotato con il nome di Vincenzo Giuliani, da tutti conosciuto come "Vincenzino". Abitava con la sorella nelle "casine del prete". Vincenzo Giuliani già dagli anni '20 lavorava come meccanico alla San Giorgio di Pistoia, successivamente diventata "Breda" ed adesso "Hitachi", azienda che all'epoca (prima dell'attuale riconversione) produceva armamenti. Una sua busta paga della quindicina 16-31 Luglio 1941 è di particolare interesse, con voci di dettaglio che richiamano alla mente il periodo della dittatura e dei segreti militari che dovevano essere tutelati per rispetto alla legge ed in particolare per questione di onore verso la patria e la famiglia.




A Spedalino "Vincenzino" era conosciuto per la sua tenacia nella creazione di un macchinario che potesse sviluppare il "Moto perpetuo", un'invenzione che avrebbe potuto rivoluzionare il mondo in quanto potenzialmente sovvertiva le leggi della fisica e dava sviluppo ad utilizzi pratici per la creazione di energia a costo zero. Ed il macchinario lo aveva veramente progettato. A suo dire mancavano solo alcuni dettagli per poter concludere l'invenzione. Ma ogni invenzione ha necessità di finanziamenti per essere realizzata. E una busta paga da operaio seppure specializzato non era sufficiente per concludere il progetto. Già dalla fine degli anni '20, in mancanza di fondi per realizzare l'invenzione, per la costruzione di una particolare chiave Vincenzo prova  a chiedere un contributo all'Officina di Precisione Ricciardi di Bagno a Ripoli, ma ottiene soltanto un rifiuto, come riportato nella lettera di risposta del 31 Luglio 1928. 


La tenacia nel voler portare a termine la propria invenzione lo porta ad offrire il suo progetto dapprima al Sindacato Nazionale Fascista Inventori per far ammettere il progetto al finanziamento pubblico, il quale però in data 17 Aprile 1929 dà risposta negativa in quanto non si intravedeva un'immediata utilità pratica e nella lettera di risposta testualmente viene riportato "A quale scopo deve servire? E' un moto perpetuo?".




Vincenzino nel 1932 prova ad inviare il progetto anche ad un'azienda privata, la SIMAR di Milano, Società Internazionale Studio Invenzioni e Commercio Brevetti, ma in data 23 Agosto 1932 riceve un'ennesimo rifiuto allo sviluppo dell'invenzione. Un rifiuto che avrebbe potuto scoraggiare chiunque nel seguire il sogno di dare vita ad un'invenzione rivoluzionaria.




L'ostinzaione non è dote di tutti, ma sicuramente la è di Vincenzo Giuliani, che investe tutti i suoi guadagni, le buste paga e la liquidazione dal lavoro per la realizzazione della sua invenzione, la Macchina del Moto Perpetuo. Ed in gran segreto in uno degli sporti delle "casine del prete" nella discesa a fianco alla canonica, a fianco al laboratorio che Don Marino aveva concesso ai giovani Vinicio Bruni e Luciano Angioli, subito prima della Falegnameria Lenzi, Vincenzino costruisce la macchina.
Tra le poche persone ammesse a vedere il macchinario c'era il Melani, falegname di Via Piave che racconta di come una volta dato il via, il macchinario continuasse a girare in modo autonomo per il solo effetto dei pesi per molti minuti ma alla fine, ogni volta, si fermava. Ed allora il buon Vincenzino scuoteva la testa, e da conoscitore della lingua francese perché aveva lavorato anche nelle officine in Francia ripeteva "Mon Dieu, Mon Dieu, ancora non ci siamo". Poi muoveva lievemente alcune leve e dei contrappesi e riprovava la macchina del Moto Perpetuo.

Il riportare alla memoria la vita di Vincenzo Giuliani non è altro che un modo di ricordare alle persone di oggi la bellezza nel seguire un ideale per tutta una vita, con tenacia, anche di fronte ai tanti rifiuti, l'ideale di portare un miglioramento al mondo in cui viviamo ed allora tutti i sacrifici fatti non saranno un peso ma soltanto sollievo.

Invito chiunque abbia ulteriori notizie, materiali o rilevi alcune imprecisioni a conattarci all'indirizzo mail notiziariospedalino@gmail.com



domenica 5 aprile 2020

Foto Story 1 - La posa della Prima pietra della Nuova Chiesa di Cristo Risorto


Vogliamo riprendere il cammino del Notiziario attraverso la pubblicazione a tappe di una serie di foto storiche relative ad eventi del nostro paese di Spedalino Asnelli con la speranza di riportare alla luce ricordi positivi di fatti e persone che hanno contribuito a creare la nostra eredità culturale.

Iniziamo con le foto relative alla "Posa della Prima Pietra della nuova Chiesa di Cristo Risorto"Faremo solo un piccolo commento ad ogni evento per lasciare spazio con le foto al resto del racconto: un racconto visuale e pieno di ricordi.

Don Rodolfo Vettori con il Sindaco Marco Giunti e sullo sfondo Marcello Dolfi ed i nipoti Matteo e Gabriele
La costruzione di una nuova Chiesa è un evento miliare nella vita di un paese e di una comunità. Nel corso degli anni Ottanta furono elaborati due progetti: il primo fu redatto dall’architetto Gavioli che però non superò l’esame della Commissione diocesana di arte sacra e ne seguì un secondo nel marzo 1988 al quale toccò la stessa sorte. Successivamente, nel 1989, il Vescovo Mons. Simone Scatizzi propose la costruzione di un piccolo salone parrocchiale, quale primo intervento per una successiva costruzione della chiesa. 

Ma presentatasi l’opportunità proprio in quello stesso anno di ottenere un consistente finanziamento dalla Conferenza Episcopale Italiana, l’economo della Curia, Mons. Pomposi, provvide a dare incarico all’architetto Emilio Pagnini per la realizzazione del progetto del nuovo complesso parrocchiale (Chiesa, salone e sale parrocchiali) che venne definitivamente approvato nei primi mesi del 1992. La costruzione dell’opera finalmente prese avvio il 12 settembre 1992, con la cerimonia solenne di posa della prima pietra e interramento nel plinto principale della Chiesa di una pergamena riportante le firme dei rappresentanti della parrocchia e della curia.


domenica 3 dicembre 2017

La Cooperativa Gulliver: impresa sociale cresciuta a Spedalino Asnelli

Il sentimento di solidarietà verso il disagio sociale che i parroci di Spedalino hanno promosso nel corso del tempo come concreta attuazione del Vangelo, costituisce il terreno fertile per la nascita e la crescita di Gulliver, una Cooperativa Sociale di cui vogliamo raccontare la storia per il profondo legame che la unisce al paese di Spedalino Asnelli e per le profonde radici che a distanza di venti anni restano ancora saldamente ancorate alla nostra frazione


La Cooperativa Sociale Gulliver nasce nel 2000 per volontà della Provincia di Pistoia e di alcuni cooperatori, allo scopo di creare opportunità di lavoro e di inserimento sociale per persone con disabilità. A pochi anni dalla sua nascita la cooperativa viene a contatto con la realtà di Spedalino attraverso la nomina, quale Presidente del consiglio di amministrazione, di Silvia Andreini, volontaria attiva da anni nella parrocchia locale, di cui ha condiviso le attività pastorali e formative.


Il legame tra la parrocchia di Spedalino e la cooperativa sociale viene da lontano: gli ideali di equità e di senso di responsabilità nel lavoro sono nati nel periodo in cui Don Enzo Benesperi era parroco di Spedalino (1995-1998). La parrocchia vive un periodo di fermento e di formazione su economia solidale, responsabilità sociale, attenzione e cura verso gli ultimi, rispetto dell’ambiente, condivisione dei beni e cooperazione. Il terreno è quindi fertile perché un progetto come quello di una cooperativa sociale sia accolto e si sviluppi a Spedalino. I primi soci della cooperativa sono gli amici dell’allora gruppo giovani della parrocchia, Davide Antonelli, Antonello Melani, Giuseppe Novelli, Luigina Novelli, Daniele Pierattini, Giacomo Pierattini, Andrea Rossini, Luigi Tesi, Lara Toccafondi, e perfino il parroco Don Giovanni Scremin, entrato in carica in quegli anni a seguito del ritorno in Brasile di Don Enzo Benesperi, vuole dare il suo contributo e diviene socio della cooperativa. Riccardo Paccagnini e Nada Baldi  si aggiungono ai soci e vengono assunti tra i primi dipendenti di questa “impresa sociale” che inizia a strutturarsi ed a svilupparsi.


Piccoli passi, ma sempre in avanti, ed in dieci anni Gulliver cresce, supera il milione di euro di fatturato, e dà lavoro a quaranta persone; raggiunge un ottimo livello di professionalità ed è apprezzata dai committenti soprattutto per il modo in cui accoglie e fa crescere professionalmente le persone che vivono reali situazioni di difficoltà, scopo per cui la cooperativa è nata.



La cooperativa Gulliver è cresciuta e continua a portare avanti i suoi obiettivi perché si regge sul lavoro di un gruppo di persone che hanno accolto e messo a fondamento della loro vita lavorativa i valori della condivisione, della responsabilità sociale, dell’attenzione per le persone più deboli, della professionalità e dell’equità, imparati e fatti propri nella comunità parrocchiale di Santa Maria Assunta di Spedalino Asnelli negli anni Novanta.

(A cura di Silvia Andreini e Daniele Pierattini)

sabato 24 giugno 2017

Don Enzo Benesperi


Don Enzo Benesperi nasce a San Niccolò (Agliana) il 14 ottobre 1934; entrato in seminario alla giovane età di undici anni, viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1957. Dopo un breve periodo in cui è stato parroco all’Abetone, riceve la reggenza della parrocchia di Seano. Successivamente matura la decisione di rendere concreto il messaggio evangelico di vicinanza e aiuto verso i più poveri, gli esclusi e gli ultimi. Lascia quindi la diocesi di Pistoia per trasferirsi in Brasile, dove svolge il servizio nella missione di Iranduba, villaggio situato sulle rive del Rio delle Amazzoni nella periferia della città di Manaus. Nel 1992, nel periodo da febbraio ad agosto, Don Enzo di ritorno dal Brasile per un periodo di riposo presta servizio nella nostra parrocchia, ed inizia così la prima conoscenza con Spedalino. Tornato stabilmente in Italia dopo 27 anni di missione è nominato parroco di Spedalino il 29 giugno 1995. La conoscenza con numerosi sacerdoti missionari di prima linea quali Umberto Guidotti, Alex Zanotelli, Frei Betto, Arturo Paoli, nonché il legame con l’associazione Rete Radié Resch di Quarrata guidata da Antonio Vermigli fu presupposto per lo svolgersi di una serie di incontri di straordinaria profondità. Un arricchimento spirituale che ancora oggi a distanza di anni lascia una traccia nel pensiero di molti paesani. 

Da ricordare anche gli incontri con il geografo e giornalista Manlio Dinucci, teorico dello sviluppo sostenibile, e la successiva nascita nella parrocchia di Spedalino di un punto informativo del Commercio Equo e Solidale. Quale atto concreto di condivisione Don Enzo Benesperi si fece promotore dei Campi Scuola Estivi che ogni anno hanno portato i ragazzi della parrocchia a vivere una vacanza “diversa”, ricca di fede e divertimento. 

L’impegno verso i più bisognosi mai venuto meno sotto il suo periodo di reggenza della parrocchia è andato di pari passo all’impegno nel portare avanti i lavori per la costruzione della Chiesa Nuova di Spedalino. La conclusione dei lavori di costruzione fu seguita dalla solenne cerimonia di consacrazione svoltasi nella Domenica delle Palme del 31 marzo 1996 alla presenza del Vescovo Mons. Simone Scatizzi con dedicazione della Chiesa a Cristo Risorto, dedicazione che lo stesso Don Enzo aveva pensato e proposto. Ricordiamo nello stesso anche l'intitolazione della scuola elementare di Spedalino a Don Milani, ideata dal sacerdote e approvata dall'allora sindaco Marco Giunti e dalla giunta comunale.

Il desiderio di proseguire l’attività a fianco degli ultimi e degli esclusi fa maturare a Don Enzo la decisione di tornare in Brasile come missionario e nel mese di ottobre 1998 lascia quindi la parrocchia di Spedalino per tornare ad operare nella periferia di Manaus. 

Nel 2008, l’avanzare dell’età e il clima torrido della zona tropicale di Manaus sono i presupposti per il ritorno di Don Enzo nella Diocesi di Pistoia, dove l'anno successivo viene nominato parroco della parrocchia di San Giacomo, nella frazione di Stazione (Montale).

Sabato 24 giugno 2017 Don Enzo ha festeggiato il sessantesimo anno di sacerdozio, celebrato con la messa solenne vespertina e una grande festa con tutti i parrocchiani della Stazione e delle comunità limitrofe.

(Articolo a cura di Daniele Pierattini)

mercoledì 10 maggio 2017

Don Giovanni Scremin

Don Giovanni Scremin nasce a Valdagno (VI) il 9 maggio 1928. Egli viene ordinato sacerdote il 29 Giugno 1955 a Milano dall’Arcivescovo Giovan Battista Montini. Iniziò la sua attività missionaria in Italia per proseguire, a seguito della sua richiesta di trasferimento, nel nord del Brasile dove rimase per circa venticinque anni a evangelizzare e sostenere le popolazioni più povere e dove ha conosciuto e collaborato con lo stesso Don Enzo Benesperi

Rientrato in Italia è incardinato nella Diocesi di Pistoia; dopo un periodo di servizio nella parrocchia di San Felice, viene nominato parroco di Spedalino il 13 dicembre 1998 con la celebrazione di ingresso presieduta dal Vescovo Mons. Simone Scatizzi. 

Rimane alla guida della parrocchia fino al 2003, quando il Vescovo lo trasferisce nella piccola parrocchia di Poggio alla Malva, nel Comune di Carmignano, una delle più lontane dal centro della Diocesi. 

Il 29 giugno 2015 si è tenuta in cattedrale a Pistoia la cerimonia in occasione del sessantesimo anniversario di ordinazione. Da sempre legato alla tradizione dell’oratorio diffusa nel nord Italia, nel periodo di reggenza a Spedalino ha fortemente voluto il completamento della Nuova Chiesa con la realizzazione di un campetto da calcio e della “quadra” come Don Giovanni stesso amava chiamarla, ovvero un campo polivalente piastrellato utilizzabile come campo da basket, pallavolo, tennis e nel periodo della festa patronale anche come pista per le attività ricreative.

(Articolo a cura di Daniele Pierattini)

martedì 14 febbraio 2017

Don Marino Pratesi: la storia del primo parroco di Spedalino (1951-1990)

Ripercorriamo in questo post la storia di Don Marino Pratesi, guida spirituale di Spedalino dal 1961, anno di fondazione della parrocchia al 1990: trenta anni di storia della nostra frazione nel segno dei valori cristiani.


Il 7 dicembre del 1951 viene nominato rettore della chiesa di Spedalino il sacerdote Don Marino Pratesi. Gli anni precedenti all’assegnazione di tale incarico, Don Marino aveva prestato servizio presso la parrocchia di S. Ippolito di Vernio (allora in diocesi di Pistoia). Ma il freddo e l’umidità della montagna lo portarono ad una grave malattia e pertanto fu costretto a ritirarsi in cura presso i propri familiari al paese di Santonuovo. Dopo circa sei mesi trascorsi a letto e superato i rischi che la malattia comportava, gli fu prospettato la possibilità di prestare servizio presso la piccola chiesa di Spedalino, rettorato della più grande Parrocchia di S. Piero Agliana. La piccola chiesa gli avrebbe richiesto impegni non gravosi, limitati al solo assolvimento dei servizi delle funzioni religiose della domenica. Fu in seguito autorizzato anche alla celebrazione di altre funzioni religiose, tra cui quelle della Settimana Santa.



Fin da subito il nuovo sacerdote si impegnò per rendere autonomo il paese di Spedalino dalla chiesa di San Piero, visto anche che la popolazione ogni anno diveniva più numerosa. Inizialmente, attorno agli anni '60, la parrocchia contava circa cento famiglie di fedeli, un numero che ha visto una crescita esponenziale se confrontate con le mille attuali.



Parallelamente all'impegno parrocchiale a Spedalino, Don Marino ha instaurato un profondo legame con il Comune di Agliana: per molti anni è stato docente di religione cattolica presso la scuola secondaria di primo grado Bartolomeo Sestini dove ha ricoperto anche la carica di vicepreside.

Con l’aiuto di numerose persone del paese, finalmente nell’anno 1961, esattamente il 1° di febbraio, avvenne la fondazione della Parrocchia, con ingresso solenne del primo “Parroco” Don Marino tra la festosità dell’intera popolazione. Negli anni successivi egli ebbe la responsabilità e il merito di creare una tradizione nella nuova parrocchia. Ben presto divennero appuntamenti ricorrenti e quindi “tradizione” alcune celebrazioni religiose che erano molto sentite e partecipate da tutti i fedeli del paese. Nonostante la ridotta popolazione di Spedalino Asnelli negli anni ’60, la piccola chiesa spesso diventava insufficiente tanto era gremita. Tra le tradizioni religiose da ricordare c’è l'enfatizzazione dell’importanza della Festa della Madonna (patrona della parrocchia), festa religiosa divenuta successivamente anche festa paesana. Altre manifestazioni religiose di risonanza furono quelle della processione solenne del Corpus Domini e delle Quarantore, assumendo una notorietà anche fuori dalla parrocchia. Dalla fine degli anni ’60, grazie alla caparbietà ed il contributo di Don Marino, iniziò nell’ambito della Festa patronale, la famosa corsa dei ciuchi, dapprima svolta ogni 3 anni, e dal 1973 ogni anno.


La parrocchia nel corso del periodo di reggenza di Don Marino vide la nascita del gruppo di azione cattolica e lo svolgimento nel corso degli anni ’70 di un’intensa attività con il gruppo dei giovani (risale a questi anni il giornalino parrocchiale La lucciola), e la creazione del piccolo coro parrocchiale che svolse la sua attività liturgica nel periodo dal 1983 al 1994, grazie alla collaborazione di diverse persone.

All'apporto di Don Marino si deve anche la costruzione del Circolo della Chiesa, progettato secondo le linee e i principi del Movimento cristiano dei lavoratori (MCL): un circolo di vocazione cattolica a cui aderirono come soci numerosi parrocchiani. Il locale fu edificato nell'allora impresa di Nello Meini (l'attuale ristorante Colorado) ed era attivo nel pomeriggio e alla sera: si trattava di uno dei primi centri di ritrovo e di aggregazione della comunità spedalinese. Inaugurato nel 1955, il circolo ha avuto fortuna per un decennio. Con il trascorrere degli anni, svariati soci si ritirarono a causa di problemi di salute e l'attività cessò alla fine degli anni Sessanta.

La presenza di Don Marino come pastore delle anime della parrocchia di Spedalino si interruppe bruscamente per il tragico incidente del 7 novembre 1988, che per le gravi conseguenze riportate ha costretto il parroco a ritirarsi presso la casa di riposo del seminario. E' venuto a mancare il 3 luglio 2002.


Il 16 ottobre 2002 la giunta comunale decise di intitolare al parroco la strada che collegava via Don Lorenzo Milani a Via Giovannella, per omaggiare il suo ruolo di grande interprete dei valori e dei bisogni della comunità spedalinese, distinguendosi per umanità, bontà d'animo, disponibilità, altruismo personale e impegno profuso verso chiunque facesse a lui ricorso.

(Articolo a cura di Daniele Pierattini)

domenica 29 gennaio 2017

Resoconto della Giornata della memoria a Spedalino presso il Deka Caffè


Sabato 28 gennaio 2017 si è svolta al circolo letterario di Spedalino la Giornata della memoria: un pomeriggio a tema dedicato a una delle pagine più nere della storia dell'umanità, nel quale sono  state ripercorse a tappe 'letterarie' gli eventi della Seconda guerra mondiale.



La giornata inizia alle ore 15.30 con la testimonianza di Rolando Gacci, che ci racconta l'esperienza della marina e in particolare l'episodio del bombardamento della corazzata Roma, consumatosi il 9 settembre 1943. A tal proposito, il nostro lettore Daniele Moretti ha voluto dedicare una riflessione personale sulla drammatica testimonianza di Rolando.

Come ogni anno, la Giornata della memoria ci riporta a comprendere attraverso la rievocazione di molte storie, quale sia stata l’agonia e la sofferenza provata da chi ha vissuto in quel triste periodo storico. Moltissimi cenacoli e iniziative hanno preso forma ovunque come possiamo benissimo vedere su tutti i mezzi di comunicazione. Al Circolo letterario Deka, abbiamo avuto il privilegio di poterli rievocare, non solo in forma narrativa ma anche poetica. La potenza del linguaggio poetico ha creato una invisibile macchina del tempo e il meticoloso racconto di Gacci, l'ha innescata catapultandoci dentro la storia narrata. Un turbine di emozioni e sensazioni mi hanno personalmente invaso... Mi sono ritrovato così, a poche centinaia di metri dalla Nave Corazzata Roma, nel momento in cui l’ordigno esplode togliendo dalla faccia della terra duemila anime. Ho percepito le emozioni di coloro che vedevano con i propri occhi e di chi era a casa ignaro, in attesa di avere notizie del proprio caro. In quell'istante ho sentito dentro di me, un grande senso di tristezza ma anche la forza di una energia positiva che mi dava un senso di speranza. Solo al ritorno del viaggio immaginario ho potuto comprendere che tale positività fosse data dalla sostanza e dalla forza di volontà delle persone del tempo e dalla tenacia con cui hanno vissuto una realtà che non dava loro possibili alternative. La storia del passato ha generato il presente e questa ci mette in mano una grossa responsabilità. Dobbiamo portare vivo in noi il ricordo e non dimenticare; non solo perché ciò non avvenga mai più ma anche per comprendere che stiamo vivendo in un presente privilegiato rispetto al loro e che il lamentarsi di tutte le sciocchezze di cui spesso blateriamo, va ad offendere la nostra consistenza e quella di queste persone, che hanno vissuto con valori di altri tempi. Dobbiamo portarli dentro di noi, affinché questi valori possano essere mai perduti o dimenticati.



Il racconto di Rolando è inframezzato dalla lettura delle sue poesie Addio alla corazzata RomaDopo il bombardamento e Alla Palmaria, a cura della poetessa aglianese Rossana Melani, fondatrice del gruppo letterario Moti di Parole. L'eccellente intonazione di Rossana permette alle parole e al messaggio delle poesie di arrivare dritto al cuore degli ascoltatori.



La seconda testimonianza è di Giusti Nello, che in uno scritto autobiografico rievoca le terribili e strazianti atmosfere dei lager nazisti: la fame, l'orrore, la carestia, le scarse condizioni igieniche, il terrore delle persone e i soprusi che i deportati dovevano sopportare. Tuttavia vi era anche uno spiraglio di luce nelle tenebre, ovvero la profonda e sincera amicizia che si instaurava tra i compagni che condividevano insieme la sofferenza e il dolore, un capitolo che segnerà per sempre le loro vite. Si tratta del racconto dell'esperienza della prigionia di Nello, editato e rielaborato dai nipoti Marco e Ilaria nel Natale 2013. Emblematico è l'episodio della cena, descritto da Nello con dovizia di particolari.

La cena nel campo di concentramento era costituita da una semplice zuppa con verdure e carne avariata,accompagnata da 200 grammi di pane duro. Nello e alcuni compagni, affamati e distrutti dalla sofferenza, avevano rubato dai campi di lavoro alcune bucce di patate. Il gruppo venne colto in flagrante da un'ufficiale tedesco che li insultò prepotentemente, paragonandoli ad animali... In questo gesto disperato, ad unirli, oltre la paura, era il grande coraggio e la volontà di sopravvivere anche quando sembrava non esservi luce alla fine del tunnel infernale...

Ciò che colpisce di più è la grande forza d'animo, il carisma e la positività con cui Nello ha condiviso con i presenti questa storia, la prima di una lunga serie di vicende vissute dall'uomo nel corso della prigionia.


Segue la lettura di un estratto del racconto La verga dei binari, a cura di Daniele Pierattini. Un piccolo omaggio alla storia di Spedalino nel corso del secondo conflitto mondiale, per non dimenticare le nostre radici e il nostro passato. E' la vicenda personale che racconta le sofferenze e il dolore di una famiglia nel tempo di guerra, raccontata in modo toccante dall'autore dello scritto.

giovedì 25 agosto 2016

Il monumento in memoria di Adelmo Santini a Spedalino

Inaugurazione del cippo funebre di Adelmo Santini a Groppoli
Nel giardino adiacente al Circolo Arci di Spedalino è possibile visitare il monumento costruito in memoria di Adelmo Santini, partigiano aglianese caduto nel corso della Resistenza, negli anni della lotta contro il nazifascismo.

Adelmo nacque a Spedalino il 26 ottobre 1927 e trascorse l'infanzia con il padre, i fratelli Vinicio, Pietrino e la sorella Odessa in Via Piave, allora chiamata Via delle Carabattole, nel complesso di case denominato Castel de' Bianchi. Dopo un periodo di studio nel collegio francescano di Poppi, Adelmo seguì le orme del padre, Ottorino Santini, entrando negli anni della Resistenza nella formazione partigiana dei 'Fantacci', dove rimase anche dopo l’entrata del padre nella formazione 'Agliana'.

Il pomeriggio del 24 agosto 1944 fu sorpreso e catturato da una pattuglia tedesca nei pressi di Torricchio, nella zona di Serravalle Pistoiese, e, dopo essere stato sottoposto a svariate torture durante un lungo interrogatorio, la mattina successiva fu legato a un ulivo nei pressi di Groppoli (sede del comando tedesco di zona) e fucilato tragicamente. Adelmo aveva appena sedici anni quando perse la vita.



Per rendere omaggio al partigiano e alle sue radici spedalinesi, il Comune di Agliana ha deciso di realizzare nel 1989 un monumento in suo ricordo. Ogni anno, il 25 aprile, in occasione della giornata della Liberazione, il monumento di Adelmo Santini a Spedalino rappresenta la prima tappa del ricordo con una deposizione di corone da parte del sindaco e della giunta comunale.

Fonte: Toponomastica della resistenza aglianese, la memoria dei caduti della guerra di liberazione e per rappresaglia (Marco Giunti)

martedì 2 agosto 2016

Breve storia della Festa patronale di Spedalino: Dagli anni Sessanta a oggi

La festa patronale di Santa Maria Assunta fu organizzata per la prima volta dal parroco Don Marino Pratesi nel 1961, dopo che Spedalino divenne parrocchia. La manifestazione ricevette sempre grande successo e rappresentava uno dei maggiori momenti di socializzazione della comunità spedalinese. Tra le forme di intrattenimento più apprezzate si ricordano recite, balli, gare di tiro a segno e alla fune,concludendo con serate di cinema all’aperto e tante altre attività che richiamavano la partecipazione della folla. Essa durò fino al 1992, anno in cui il sacerdote fu costretto a ritirarsi in seguito ad un grave incidente stradale avvenuto due anni prima.


Durante gli anni Settanta, nell'ambito dell'aspetto ricreativo della festa, fu istituita la Corsa dei ciuchi che vedeva protagonisti i sei rioni della frazione: Le Querci, Le Cinque Penne, La settola, I tigli, Il Ponte di Ferro e Le tre campane.

La prima edizione del 1969 del Palio dei Ciuchi si è svolta come parte della cosiddetta “Festa Bella”, un insieme di eventi organizzati ogni tre anni nella parrocchia in occasione dei festeggiamenti patronali; la seconda edizione del Palio si è tenuta nel 1972 sempre in occasione della “Festa Bella”.  In seguito, visto il successo di pubblico che tale iniziativa riscuoteva, il parroco Don Marino Pratesi e il comitato organizzatore dal 1974 decisero di riproporla anche negli anni successivi.

Il sipario sulla manifestazione si abbassò all'inizio degli anni '90, quando, a causa della mancanza di un parroco fisso, la parrocchia era impossibilitata nell'allestire i festeggiamenti e ricostruire quell'atmosfera di calore e partecipazione che caratterizzava la festa.



La festa di Santa Maria Assunta tornò nel 2001 per volontà del parroco Don Giovanni Scremin e proseguì, anche grazie al grande impulso di Don Anthony Mennem, con cinque sere nel 2002, per arrivare al grande successo ottenuto nelle ultime edizioni con ben nove serate di festeggiamenti e con il ritorno della Corsa dei ciuchi, strizzando l'occhio alle manifestazioni che coinvolgevano tutta la frazione aglianese negli anni '70 e '80. 

Dal 2003 il numero dei rioni è stato ridotto da sei a cinque: Le tre campane, colore verde con intersezione arancio; il Ponte di Ferro, colore arancio con intersezione bianco; i Tigli, colore bianco con intersezione verde; il Confine, colore rosso con intersezione blu; le Querci, colore giallo con intersezione giallo. In seguito all’accorpamento de “Le cinque penne” e “La settola”, entrambi di dimensioni ridotte rispetto agli altri rioni, nasce Il Confine, così chiamato perché comprende i territori di Spedalino Asnelli-Agliana e Le Querci-Pistoia.

Nelle edizioni più recenti i ciuchi sono assegnati per sorteggio dall’organizzazione del Palio, reclutandoli presso aziende agricole e rispettando le norme in materia di protezione degli animali e di trattamento degli stessi durante ogni fase della gara; il momento della corsa dei fantini è preceduto da una sfilata di carri in costume a tema libero (ad esempio, argomenti inerenti le favole o il mondo della fantasia, periodi storici, satira di eventi dell’attualità) e diverso per ciascun rione, preparata pazientemente dai residenti con un impegno che ha inizio molti mesi precedenti al Palio e che coinvolge persone di tutte le età.

Nell'ambito della Festa patronale, merita una menzione speciale il grandissimo apporto da parte dei volontari che ogni anno prestano servizio con professionalità e dedizione nei vari settori della festa, dalla cucina alla ristorazione.


Nel 2013 Il Palio dei Ciuchi di Spedalino è stato riconosciuto come “Manifestazione di rievocazione storica” dalla Regione Toscana, consacrando una lunga tradizione nel nostro paesino.

Dopo il salto la cronistoria dei vincitori del Palio dei ciuchi indicati anno per anno:


lunedì 11 luglio 2016

La storia della Cava Briganti: Dall'estrazione dell'argilla nel Novecento a bacino idrico del nuovo millennio


Ripercorriamo in questo post della sezione Spedalino Amarcord la storia della Cava Briganti, di cui vi avevamo proposto una presentazione nella sezione Natura e Ambiente. Le informazioni che riportiamo di seguito derivano da una serie di ricerche e studi effettuati dalla scuola secondaria B.Sestini nell'anno scolastico 2007/2008 e pubblicate nel libro Goccia dopo Goccia.



La Cava Briganti si trova nella frazione di Spedalino Asnelli, in Via Giovannella ed ha una superficie di circa 80.000 mq. Poichè non è rimasto quasi niente che ricordi la sua storia e in particolare la vecchia cava di argilla, abbiamo dovuto cercare chi ricordasse come si lavorava nella fornace. Un prezioso contributo ce l'ha dato il Signor Degli Esposti che ci ha ospitato in casa per raccontarci come si svolgeva il lavoro nella cava.

Il proprietario della cava si chiamava Briganti ed è da lui che la fornace ha preso il nome. Era di Prato e aveva altre fornaci a San Giusto e Castel fiorentino. Comprò un podere a Agliana e tra il 1918 e il 1920 ci costruì la cava. Aveva due figli, uno era avvocato, l'altro ingegnere e mandava avanti la cava. Qui c'erano due ragionieri ma la direzione era a Prato. I lavori di questa fabbrica iniziarono subito dopo la Prima guerra mondiale ma si lavorava sempre a scartamento ridotto.

All'inizio la cava era piccola e l'argilla si estraeva a mano. In seguito, con l'aumento di richiesta di argilla e di mattoni, furono acquistati dai proprietari altri due poderi dove c'è l'attuale acquedotto. Il primo cavo, quello più piccolo, in seguito fu riempito di detriti e rottami e si iniziò a utilizzare quello più grande. In origine la cava non era come adesso ma era molto più piccola.


lunedì 11 aprile 2016

Il Bar Vettori a Spedalino: Storia del primo bar del paese

In questo secondo appuntamento con la rubrica Spedalino Amarcord vogliamo ricostruire la storia del celebre "Bar Tabacchi Vettori", che già negli anni Sessanta era uno dei luoghi incontro e ricreativi più noti e frequentati a Spedalino.



Nel 1961, due sorelle di una delle famiglie più note nella nostra frazione aglianese, Elisa e Giuliana Vettori, aprirono l'attività di bar a gestione familiare: il primo bar, sali e tabacchi di Spedalino, meglio noto come Bar degli Occhini (soprannome popolare). L'attività commerciale, proseguita fino al 1999, anno della morte di Giuliana, ha sempre costituito un punto centrale della vita quotidiana del paese.

Il bar rappresentava un punto di ritrovo e di aggregazione per i giovani e per gli adulti del paese: il biliardino, il Juke Box, i tornei di carte, il bingo e la musica erano degli appuntamenti fissi per i ragazzi spedalinesi della precedente generazione. Inoltre il bar disponeva di una bellissima e molto frequentata sala biliardo, palcoscenico di tornei, interminabili partite e campo di allenamento di una piccola squadra di giocatori di biliardo.



Ci racconta l'Elisa come l'attività iniziava la mattina all'alba, attorno alle 5 e mezza e proseguiva la sera fino a mezzanotte inoltrata. In realtà il lavoro delle sorelle, faticoso ma ripagato dalla gioia dei ragazzi e dai numerosi e fedeli clienti, terminava spesso alle 2 e mezza, in piena notte.



Sono tanti i primati detenuti dal bar e che indubbiamente hanno contribuito al suo successo. In primo luogo, il locale possedeva la prima cabina telefonica privata e per tale motivo era un luogo di sosta e di scambio informazioni per viaggiatori, lavoratori e camionisti. Le chiamate venivano effettuate con i gettoni (che costavano duecento lire). Era un modo decisamente più sicuro per telefonare poiché le cabine presenti nelle strade venivano sovente danneggiate. Si ricorda, a tal proposito, che l'introduzione del servizio telefonico pubblico a Spedalino è avvenuta in data 17 settembre 1956, in seguito ad una convenzione tra il Comune di Agliana e la Società telefonica Tirrena.



Uno dei principali motivi d'interesse e elemento di crescita sociale nel paese fu anche l'installazione della prima tv in bianco e nero presente in un esercizio pubblico a Spedalino. Elisa e Giuliana permettevano ai ragazzi e agli appassionati di calcio di seguire le partite senza pagare alcun biglietto o tassa aggiuntiva sui prodotti in vendita. Inoltre, una volta alla settimana avevano luogo nella sala del bar le riunioni della squadra di calcio spedalinese G.S Spedalino Calcio.

Nel periodo di carnevale venivano organizzati dei balli in maschera e a tema per le varie festività dell'anno: tango, liscio, valzer. Era presente il primo Juke Box di Spedalino, acquistato dalla famiglia Vettori presso un'azienda di Firenze.

Il locale era costituito di due stanze di ampio spazio e un giardino nel retro, animato nelle serate estive.

L'attività delle sorelle Vettori non si limitava al bar, in quanto entrambe a partire dal 1961 hanno fondato contemporaneamente anche una bottega di generi alimentari, adiacente ai locali del bar. La bottega nasce dalle ceneri dell'attività iniziata dallo zio Poldo all'inizio del Novecento ai tempi delle tessere, ovvero della divisione tra i partiti politici. Il nome della vecchia bottega era "Bottega di generi alimentari e mescita di vino e carte". Nel locale si praticava infatti la mescita del vino e il gioco delle carte. 


In eredità dallo zio Poldo, Elisa e Giuliana hanno ricevuto un piccolo contenitore circolare in legno che fungeva da raccoglitore per le monetine. L'oggetto ha vissuto oltre un secolo di storia.

L'attività della bottega, così come quella del bar, è terminata nel 1999, con la prematura scomparsa della sorella Giuliana, con il successivo passaggio delle licenze dell'esercizio commerciale ai proprietari dell'attuale Packy Bar, situato nella Via Provinciale e tutt'ora attivo.

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