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domenica 7 giugno 2020

Vincenzo Giuliani (Vincenzino) e la Macchina del "Moto Perpetuo"

Un impensabile, fortuito ed addirittura surreale incontro allo stand dei libri che la nostra compaesana Baldi Nada immancabilmente allestisce nel corso dell'estiva festa del PD, ci ha consentito di far uscire dall'oblio del tempo un personaggio singolare e molto conosciuto negli anni '60 e '70 a Spedalino. Una persona insuperabile per tenacia nel raggiungere il proprio ideale: diventare il primo inventore della macchina del "Moto Perpetuo".


Agli annali è annotato con il nome di Vincenzo Giuliani, da tutti conosciuto come "Vincenzino". Abitava con la sorella nelle "casine del prete". Vincenzo Giuliani già dagli anni '20 lavorava come meccanico alla San Giorgio di Pistoia, successivamente diventata "Breda" ed adesso "Hitachi", azienda che all'epoca (prima dell'attuale riconversione) produceva armamenti. Una sua busta paga della quindicina 16-31 Luglio 1941 è di particolare interesse, con voci di dettaglio che richiamano alla mente il periodo della dittatura e dei segreti militari che dovevano essere tutelati per rispetto alla legge ed in particolare per questione di onore verso la patria e la famiglia.




A Spedalino "Vincenzino" era conosciuto per la sua tenacia nella creazione di un macchinario che potesse sviluppare il "Moto perpetuo", un'invenzione che avrebbe potuto rivoluzionare il mondo in quanto potenzialmente sovvertiva le leggi della fisica e dava sviluppo ad utilizzi pratici per la creazione di energia a costo zero. Ed il macchinario lo aveva veramente progettato. A suo dire mancavano solo alcuni dettagli per poter concludere l'invenzione. Ma ogni invenzione ha necessità di finanziamenti per essere realizzata. E una busta paga da operaio seppure specializzato non era sufficiente per concludere il progetto. Già dalla fine degli anni '20, in mancanza di fondi per realizzare l'invenzione, per la costruzione di una particolare chiave Vincenzo prova  a chiedere un contributo all'Officina di Precisione Ricciardi di Bagno a Ripoli, ma ottiene soltanto un rifiuto, come riportato nella lettera di risposta del 31 Luglio 1928. 


La tenacia nel voler portare a termine la propria invenzione lo porta ad offrire il suo progetto dapprima al Sindacato Nazionale Fascista Inventori per far ammettere il progetto al finanziamento pubblico, il quale però in data 17 Aprile 1929 dà risposta negativa in quanto non si intravedeva un'immediata utilità pratica e nella lettera di risposta testualmente viene riportato "A quale scopo deve servire? E' un moto perpetuo?".




Vincenzino nel 1932 prova ad inviare il progetto anche ad un'azienda privata, la SIMAR di Milano, Società Internazionale Studio Invenzioni e Commercio Brevetti, ma in data 23 Agosto 1932 riceve un'ennesimo rifiuto allo sviluppo dell'invenzione. Un rifiuto che avrebbe potuto scoraggiare chiunque nel seguire il sogno di dare vita ad un'invenzione rivoluzionaria.




L'ostinzaione non è dote di tutti, ma sicuramente la è di Vincenzo Giuliani, che investe tutti i suoi guadagni, le buste paga e la liquidazione dal lavoro per la realizzazione della sua invenzione, la Macchina del Moto Perpetuo. Ed in gran segreto in uno degli sporti delle "casine del prete" nella discesa a fianco alla canonica, a fianco al laboratorio che Don Marino aveva concesso ai giovani Vinicio Bruni e Luciano Angioli, subito prima della Falegnameria Lenzi, Vincenzino costruisce la macchina.
Tra le poche persone ammesse a vedere il macchinario c'era il Melani, falegname di Via Piave che racconta di come una volta dato il via, il macchinario continuasse a girare in modo autonomo per il solo effetto dei pesi per molti minuti ma alla fine, ogni volta, si fermava. Ed allora il buon Vincenzino scuoteva la testa, e da conoscitore della lingua francese perché aveva lavorato anche nelle officine in Francia ripeteva "Mon Dieu, Mon Dieu, ancora non ci siamo". Poi muoveva lievemente alcune leve e dei contrappesi e riprovava la macchina del Moto Perpetuo.

Il riportare alla memoria la vita di Vincenzo Giuliani non è altro che un modo di ricordare alle persone di oggi la bellezza nel seguire un ideale per tutta una vita, con tenacia, anche di fronte ai tanti rifiuti, l'ideale di portare un miglioramento al mondo in cui viviamo ed allora tutti i sacrifici fatti non saranno un peso ma soltanto sollievo.

Invito chiunque abbia ulteriori notizie, materiali o rilevi alcune imprecisioni a conattarci all'indirizzo mail notiziariospedalino@gmail.com



giovedì 26 gennaio 2017

Gli artisti di Spedalino: la storia di Valerio Savino, pittore e scultore autodidatta


In una serata di gelido inverno la redazione de Il Notiziario di Spedalino prosegue il viaggio alla scoperta degli artisti e delle opere d'arte che vivono in mezzo a noi. Animati dallo spirito di conoscenza delle precedenti occasioni, ci avviamo verso la Via Provinciale Pratese e proseguiamo in direzione Le Querci.

Valerio ci accoglie nel suo laboratorio di pittura, disegno e terracotta, raccontandoci la sua storia. Il suo avvicinamento al mondo del disegno avviene in modo quasi casuale e senza alcuna formazione accademica, quando un giorno, all'età di quaranta anni, acquista una matita HB in un negozio di Prato. Una piccola matita che ha segnato l'inizio di una lunga e ricchissima produzione di disegni a sfondo fantastico e surrealistico.


Savino ci ricorda che il surrealismo è un movimento culturale nato in Francia nel 1924, grazie agli influssi del Decadentismo e della pittura metafisica: un legame culturale con le origini provenzali dell'artista.

Chi è il surrealista per Valerio Savino? Il surrealista è lo psicologo di se stesso, è volontà di esprimere il proprio istinto autentico, liberatorio, anarchico. Per lui non esiste un'opera bella se non c'è rivolta interiore. Non esiste la materia se non è accompagnata da stupore. Per il surrealista la bellezza è ovunque, lui è ottimista, ribelle, solitario. Una solitudine ricca perché ascolta il suono che cambia la vita. Il surrealista è sempre esistito, esiste ora, ed esisterà finché l'uomo sognerà ad occhi aperti.




L'arte diviene l'espressione maggiore per comunicare un sentimento e per rapportarsi al mondo, alla realtà esterna. Il surrealismo fantastico di Savino è frutto di un mélange di stili e correnti ma è anche una maniera di vita, un sentire interiore e una continua rivoluzione che dà l'idea della libertà dell'uomo.


martedì 22 novembre 2016

Gli artisti di Spedalino: la micromegamostra di Emo Risaliti al Deka Caffè

Nuovo appuntamento con la rubrica Gli artisti di Spedalino: presentiamo oggi in questo spazio del Notiziario i dipinti di Emo Risaliti, in esposizione al DeKa Caffè dal 5 novembre all'8 dicembre prossimo.

Emo Risaliti, classe 1959, è un artista e graphic designer toscano, originario di Prato. Ha conseguito la maturità all'Istituto d'Arte e successivamente si è laureato all'Accademia delle Belle Arti a Firenze, specializzandosi in Pittura.

Dal 1981 si occupa di immagine coordinata, di packaging, di manifesti e strumenti di comunicazione per iniziative culturali e sociali. Tra le sue esperienze professionali, si segnalano la comunicazione pubblicitaria del gruppo editoriale Giunti (1994-1997), la sua attività di responsabile dell'immagine coordinata per il Comune di Fiesole (1996-2009) e quella di art director della comunicazione per la rassegna lirica fiorentina Opera Festival. 

Inoltre si occupa di progettazione di etichette per vini per importanti cantine, tra cui Leonardo da Vinci, Batzella Wines, Cantine Spinelli e Terra D'Aligi. A questo proposito l'artista, su invito dell'Università di Venezia, ha tenuto un corso di progettazione di etichette (2006). 

Emo ha anche realizzato alcuni font tra cui Kniff per Font Bureau. Come designer, i lavori dell'artista sono apparsi in numerose mostre, cataloghi e pubblicazioni, tra cui Graphics Novum, European Design Annual e Graphis Poster. 

L'artista vive e lavora ad Agliana dal 1984 e mantiene con il paesino di Spedalino uno stretto legame. L'attuale micromegamostra "Dipinti", in esposizione al circolo letterario spedalinese Deka Caffè, rappresenta un ritorno alle origini per l'artista: sono infatti esposte tre opere significative che testimoniano la sua esperienza come pittore.

I tre dipinti, di grandi dimensioni, sono parte di un ciclo avente come motivo principale il paesaggio interiore

martedì 26 luglio 2016

Gli artisti di Spedalino: l'arte concettuale di Otello Agrumi


Dopo qualche tempo, torniamo ad aggiornare la sezione del blog dedicata agli Artisti di Spedalino, dedicando un articolo a Otello Agrumi e alle sue straordinarie doti artistiche. Otello ci aveva già raccontato in passato la sua vocazione per la pittura, il disegno e la scultura e ci offre la possibilità di condividere con i lettori del Notiziario i quadri più interessanti e singolari del suo vasto repertorio.

Otello ci racconta che il suo modo di concepire l'arte è concettuale e informale: i soggetti rappresentati non sono comprensibili attraverso legami razionali e logici, ma prendono vita e assumono forme ben precise secondo un disegno squisitamente personale dell'artista. Per arte concettuale, come Otello ci spiega, non è importante l'aspetto dell'opera realizzata e la sua apparenza estetica, ma l'idea, la parola, il pensiero e il percorso che hanno portato l'artista alla sua realizzazione. Tale corrente artistica si è sviluppata negli Stati Uniti attorno al 1960 e successivamente si è diffusa anche in Europa, opponendosi alla tradizione artistica precedente e al gusto dell'epoca.



Tra gli esempi più noti nella produzione artistica di Otello troviamo i due quadri immortalati nella foto: il primo, da sinistra, mostra l'aspetto del pianeta Terra alle sue origini primordiali: un'enorme massa continentale riunita sotto il nome di Pangea. Da notare la modulazione del giallo, che risulta il colore predominante del dipinto assieme al verde e al rosso. A destra, il secondo quadro rappresenta in maniera informale e concettuale le prime forme di vita sulla terra, secondo la fantasia e l'immaginazione di Otello.



Otello si lascia trasportare dalla fantasia e dall'estro creativo, interessandosi anche a temi relativi alla storia naturale del pianeta e dell'uomo



A questo proposito, l'artista ci mostra con piacere un dipinto dal valore incommensurabile a cui tiene particolarmente. L'elemento naturale presente è l'acqua, realizzata attraverso una gradazione del colore blu, proposto in varie sfumature con lo scopo di creare l'effetto mosso delle onde del mare.


L'aspetto che colpisce maggiormente nelle pitture che vi proponiamo è senza dubbio la modulazione e le sfumature del colore. In particolare, il primo dipinto da sinistra è stato eseguito secondo la tecnica americana del Dripping: il colore viene lasciato sgocciolare sul compensato disteso per terra attraverso l'uso dei pennelli, creando giochi di colore e forme inedite, incomprensibili razionalmente. Sul piano letterario, questa tecnica artistica corrisponde alla scrittura automatica surrealista: l'espressione di un secolo, il Novecento, in cui non vi erano più certezze.



Un'altra caratteristica che Otello ci fa notare è l'interesse per le forme geometriche, elaborate e analizzate in varie opere. Nella prima opera notiamo sette cerchi concentrici realizzati con puntini neri su sfondo bianco: sei sono collocati all'esterno e il più piccolo è al centro del dipinto, iscritto in un rombo. Le forme ellittiche si armonizzano perfettamente all'interno dell'opera, conferendole un senso generale di coesione.



La seconda pittura presenta una realizzazione singolare: Otello ha disteso e incollato nel compensato del normale sale da cucina, e lo ha successivamente dipinto con varie pennellate di colore giallo, nero e rosso. Le figure principali hanno una forma rettangolare, le cui dimensioni aumentano progressivamente dall'interno all'esterno ad eccezione del cerchio giallo centrale. Ancora una volta torna la contrapposizione tra lo sfondo nero esterno e lo sfondo bianco del sale all'interno.



Tra i temi affrontati dall'artista spicca anche l'anatomia umana. Una delle opere più belle rappresenta infatti le infinite molecole e atomi presenti nel nostro organismo, colorati di rosso, arancione, blu e nero. La loro unione forma delle figure geometriche, tra le quali si può scorgere facilmente un trapezio, un rombo e un triangolo.


Concludiamo il nostro viaggio alla scoperta delle opere di Otello con l'emblematico volto di una donna, realizzato nel 2008 utilizzando del vetro nelle parti laterali del volto. L'artista precisa che l'immagine si presta a varie letture e interpretazioni soggettive: ogni quadro riesce a suscitare nell'osservatore suggestioni e impressioni differenti e proprio in questo elemento risiede la grandezza della produzione artistica di Otello Agrumi.

domenica 10 gennaio 2016

Intervista a Paolo Tesi: campione di ballo liscio e artista con innate doti di pittore

Proseguiamo nella scoperta degli Artisti di Spedalino, pubblicando una intervista realizzata quattro anni fa al nostro compaesano Paolo Tesi, che oltre ad essere un campione nel ballo liscio... quasi per caso abbiamo scoperto essere anche un dotato artista nella pittura!

"Premetto che non mi sento un vero “artista”. Comunque la pittura è una passione che ho coltivato fin da bambino, iniziando con i pennarelli e le tempere, ma le maggiori soddisfazioni le ho avute quando imparai a realizzare pitture ad olio. Il momento della stesura dei colori è il vero momento di creatività  e di estraneazione dai problemi di ogni giorno. Realizzare un quadro (bello o brutto che possa essere per gli altri) è lasciare un segno di ciò che è passato dal tuo animo, è uno specchio dei tuoi sentimenti. E’ per questo che la pittura mi ha affascinato e mi affascina tuttora, anche se il tempo che riesco a dedicare a questa attività si è molto ridotto negli ultimi anni. 

giovedì 10 dicembre 2015

Gli artisti di Spedalino: Stefano Polidori e la passione per il Presepe

Nuovo appuntamento con la sezione del sito dedicata agli Artisti di Spedalino. In questo post proponiamo un articolo in tema con il Natale.


Il periodo di Avvento ci invita a preparare il Presepe con le sue casine ed i pastori, con la grotta, Giuseppe, Maria e il bambino Gesù. Questa volta vogliamo farci raccontare da un vero artista dei presepi alcuni dei suoi segreti.

Stefano Polidori negli ultimi anni ha trasformato la sua passione per i presepi in una vera e propria arte. Una passione innata, cominciata in famiglia fin da bambino. Non è un caso se il babbo Silvano racconta di essere stato il primo a Spedalino ad allestire l’Albero di natale già dal 1948, e lo zio Nello faceva “scuola” nell’allestire i primi presepi. Stefano ricorda come fin da ragazzo studiava le tecniche ed i meccanismi per rendere “vivo” il presepe. Così un anno veniva apprestato un ruscello con l’acqua corrente, l’anno successivo si aggiungevano le luci con il diffusore. Finché dal 2006 l’esperienza degli anni precedenti e la passione sono divenuti vera e propria arte. 

Stefano progetta il presepe in ogni piccolo dettaglio, le case sono costruite proporzionate alle statuette, manualmente sono realizzati i mattoncini e le tegole in terracotta, immancabile e perfetto è il meccanismo che crea l’alternanza tra giorno e notte, con almeno quattro lampade che generano la luce gialla, bianca, rossa e blu. Ogni angolo del presepe mostra una cura tale da farci sentire trasportati in un nuovo mondo e partecipi in prima persona dell’evento della natività. Indiscutibilmente il presepe del 2007 ha vinto il I° premio al concorso “Presepi” di TVL ed è stato visitato da oltre 300 persone.


Il presepe dell’anno 2008 è stato ancora più ricco di dettagli e particolari, ma non potendo partecipare in quanto già vincitore nel precedente concorso ha comunque ricevuto una targa di riconoscimento.


Infine il presepe 2009 si è classificato al II° posto al concorso presepi, con tanto di lettera di riconoscimento e ringraziamento da parte del Sindaco di Agliana. Dietro ai premi e alla maestria di ogni presepe c’è una pazienza nei preparativi lunga anche dieci mesi.

mercoledì 25 novembre 2015

Falegnameria Lenzi: la lavorazione artistica del legno a Spedalino

Riprendiamo l'appuntamento con la sezione del sito dedicata agli Artisti di Spedalino. L'ultima volta vi abbiamo proposto la storia di Alberigo Lenzi, quest'oggi è il momento del fratello, Loris Lenzi.


Era da qualche mese finita la “Grande Guerra” quando Loris Lenzi con un amico di Prato decise di partire da Spedalino per andare a scuola di intaglio ad Empoli. In seguito si aggiunse anche il fratello Alberigo a frequentare la scuola. Furono periodi di difficoltà in cui si rimaneva fuori tutta la settimana, per poi tornare nel fine settimana e mettersi al lavoro in casa. In un piccolo laboratorio Loris ed Alberigo iniziarono la loro prima attività di lavorazione artistica del legno, creando i loro primi modelli di mobili, cornici, lampadari.

Qualche anno dopo quando il Cav. Azelio Tuci, noto pittore, decoratore e restauratore pistoiese, chiamò Loris per andare a collaborare con lui alla scuola d’arte di Pistoia, Loris cedette il posto al fratello Alberigo per non lasciare il laboratorio di intaglio già avviato. La falegnameria Lenzi ufficialmente aprì i battenti nel 1936 e da subito, i lavori eseguiti prevalentemente a mano, furono apprezzati e l’azienda crebbe rapidamente. Ogni anno il momento di incontro con i clienti e la presentazione delle nuove lavorazioni era la “Mostra mercato” al Kursaal di Montecatini. Servivano nuove forze per le numerose commesse che si susseguivano, così dal 1962 entrarono in azienda la figlia di Loris, Maria Assunta e di Alberigo, Giovanna. Mentre Giovanna era addetta alla contabilità, Maria Assunta era addetta alla pittura in “foglia d’oro”. Ricorda sempre con piacere Maria Assunta un aneddoto dei primi tempi in azienda, che ben rappresenta la prima emancipazione delle donne nel corso degli anni ’60 di fronte ai pregiudizi ancora presenti negli uomini di allora.


venerdì 13 novembre 2015

Alberigo e Loris Lenzi: la lavorazione artistica del legno a Spedalino

Torna l'appuntamento con gli artisti di Spedalino. Vogliamo presentarvi la storia di due fratelli, Loris e Alberigo Lenzi, che seguendo la loro innata passione per l’arte, hanno dedicato tutta la loro vita alla lavorazione artistica del legno, creando una importante falegnameria che ha reso Spedalino un centro di produzione artistica conosciuto nel mondo. Oggi gli innumerevoli lavori presenti in molte nostre case come in tante ville in Europa sono testimoni della loro maestria nella lavorazione del legno. Iniziamo con la storia di Alberigo...



Alberigo Lenzi nacque a Spedalino il 31 Luglio 1906, e fin da piccolo dimostrò la propria vena artistica. Così, ai corsi dell’istituto d’arte Petrocchi, fondato da poco dal pittore Fabio Casanova, tra i primi iscritti, insieme a personaggi del calibro di Jorio Vivarelli e Agenore Fabbri, ci fu anche Alberigo Lenzi. Finita la scuola, ben presto insieme al fratello Loris fondò la falegnameria Lenzi per la lavorazione artistica del legno. Mentre il fratello Loris lavorava nella ditta, Alberigo nel primo dopoguerra fece parte del gruppo rifondatore della Scuola d’Arte Petrocchi e successivamente nel 1957 venne nominato professore di intaglio, facendo dell’insegnamento ai ragazzi dell’Istituto d’arte la sua attività principale. 



Negli anni ’50 le giornate di Alberigo e del fratello Loris iniziavano molto presto. Fianco a fianco la mattina alle sei erano già al banco di lavoro intenti ad produrre decorazioni e intarsi, cornici e statue in legno. All’epoca, quando iniziò ad intagliare Alberigo, non c’era ancora il pantografo e tutto veniva fatto rigorosamente mano. Il legno da lavorare veniva stretto nella morsa e tutto l’intaglio avveniva con la sgobbia. Quando c’era Alberigo al lavoro (così ci racconta Sergio, un dipendente della falegnameria) era un divertimento soltanto a guardarlo: da un pezzo di legno di cirmolo o di abete, in poco tempo prendeva forma e proporzione ciò che aveva in mente, ma non solo, l’espressività che dava alle sue statue era tale che quasi sembrava volessero parlare. Alberigo sapeva sempre quello che diceva, e riusciva a farsi ben volere da tutti; anche con gli operai della falegnameria aveva creato uno spirito di unità quasi familiare. Capitò una volta che un nuovo cliente di Genova ordinò due lampadari per il salone di una villa, lampadari grandi quanto una stanza o forse più. Tutti gli operai, con Alberigo in prima fila, lavorarono un’intera settimana giorno e notte per rispettare la consegna, ed il lunedì successivo i lampadari furono puntualmente consegnati. Così pure quando si presentò un olandese per fotografare i lavori della falegnameria, mentre tutti erano titubanti per paura che fossero copiati i modelli, Alberigo accettò le richieste, e da lì nacque un rapporto di lavoro che generò per molti anni grosse commesse dall’Olanda. 


martedì 29 settembre 2015

Giancarlo Nerucci: l'arte di dare vita al legno


Proseguiamo il viaggio de Il notiziario di Spedalino alla scoperta degli artisti e delle opere d'arte che vivono in mezzo a noi. Così, con l’emozione di un tesoro che sta per essere portato alla luce ci avviamo lungo la Via Provinciale Pratese verso la casa di Giancarlo Nerucci...


Non c’è bisogno di suonare il campanello, la sua vera casa è il laboratorio di Via Provinciale, angolo Via Settola, dove ogni giorno possiamo incontrarlo indaffarato con qualche ferro del mestiere. Giancarlo Nerucci ha da sempre coltivato la passione per il legno, un materiale vivo, sempre diverso, con mille forme, che nelle sue mani si anima in forme viventi. Ma cominciamo dall’inizio...

I Nerucci fin dal 1926 scesero dalla montagna montalese, da Felciana, per “tornare” in piano, a Spedalino, nella casa colonica a 20 metri dall’attuale laboratorio di Giancarlo. Quest’amore per il bosco tipico degli abitanti della montagna, ha trasmesso a Giancarlo la passione per la lavorazione del legno. Fin da ragazzo innata era l'abilità nel costruire le gabbie per i merli... dai pali di castagno si facevano le stecche e con un po’ di pazienza e molta maestria nascevano utili e belle gabbie.


lunedì 14 settembre 2015

Otello Agrumi: Un artista a tutto tondo

Secondo appuntamento con la sezione del blog dedicata agli Artisti di Spedalino. Dopo l'intervista a Vinicio Bruni, proseguiamo il percorso alla scoperta degli artisti di Spedalino con le pitture e le sculture di Otello Agrumi.


In un tiepido pomeriggio di primo autunno ci avviamo lungo la via Provinciale in direzione Ponte di Ferro, passata l'enoteca Lavuri, entriamo nell’aia dei Mezzani. Oggi siamo ospiti di un “vero” artista spedalinese, che da 30 anni con passione fervente continua il personale studio della materia per formare e forgiare sempre opere “nuove”. Otello Agrumi è artista “a tutto tondo”, pittore e scultore, attento alla letteratura, dalla quale trae ispirazione.
Otello nasce nel 1940, trascorre la sua infanzia a Castagno d’Andrea in San Godenzo. La passione per l’arte è suscitata in lui dalla mamma, che sebbene di umili origini, recandosi mensilmente a Firenze per ritirare un sussidio, non mancava mai di far cono- scere ad Otello le grandi opere d’arte fiorentine: le Chiese, i Musei e le Pinacoteche erano sempre una tappa obbligatoria al termine della “gita” a Firenze. La vita in montagna negli anni ‘50 era molto dura e non lasciava spazio ad altre attività al di fuori del lavoro. Otello racconta di come a 14 anni dovesse percorre 3 ore di cammino per recarsi al lavoro: così per essere puntuali per le 8 era necessario partire da casa alle 5 di mattina. Sposatosi con la moglie Anna Maria nel 1965, da allora risiede a Spedalino. Qui a Spedalino prosegue nel suo percorso di arricchimento culturale e artistico attraverso visite a mostre e musei e spaziando nella lettura di numerose opere letterarie.

martedì 28 luglio 2015

Vinicio Bruni: Pioniere dell’arte e Professore al Liceo “Petrocchi”

Con la seguente intervista a Vinicio Bruni si apre la sezione del blog dedicata agli Artisti di Spedalino, contenente interviste e curiosità sui talenti del nostro paesino.


Vinicio Bruni nasce il 27 Dicembre 1949, e da sempre abita a Spedalino Asnelli. La vena artistica nasce da una scintilla in giovane età. Il suo maestro elementare Baldini, e la conoscenza di Alberigo Lenzi con le saltuarie visite alla rinomata falegnameria Lenzi di Spedalino, ispirarono Vinicio all’iscrizione alla Scuola di Avviamento Professionale con indirizzo Artistico. Gli studi proseguirono con il conseguimento del Diploma di Maestro d’Arte.



Uscito dalla scuola superiore Vinicio trovò lavoro come disegnatore presso un importante mobiliere di Pistoia, ma il desiderio di ampliare le proprie conoscenze artistiche portarono Vinicio a lasciare il lavoro per riprendere gli studi per finire il quinquennio della scuola superiore, specializzandosi in ebanisteria. Prosegue gli studi iscrivendosi all’Accademia d’arte a Firenze, allora sotto Magistero, seguendo l’istinto artistico che richiedeva sempre nuove conoscenze.

Successivamente sviluppa progetti di studio di nuovi design per mobili e uno studio specifico di nuova architettura urbana. 

A metà degli anni settanta inizia la carriera di insegnamento, prima con supplenze alla Scuola Media di Agliana fino ad arrivare ad insegnante di ruolo al Liceo Artistico “Petrocchi” di Pistoia.

Numerose sono le tematiche artistiche portate avanti e sperimentate da Vinicio (un esempio di esse sono rappresentate nelle immagini a fianco di questo articolo). E adesso che anche la figlia Martina si affianca a lui nella realizzazione delle opere, un nuovo vigore artistico ispira la famiglia Bruni.

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