Visualizzazione post con etichetta Artisti di Spedalino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Artisti di Spedalino. Mostra tutti i post

sabato 24 settembre 2022

L'arte pittorica di Luana Baldi in esposizione al Deka Caffé Letterario

L'azzurro del cielo, il turchese del mare ed il verde delle foreste sono la prima sensazione che si percepisce entrando al Deka Caffé Letterario di Spedalino Asnelli. Da questa settimana e fino al 15 ottobre è in esposizione una selezione di opere della pittrice Luana Baldi. Possiamo annoverare Luana Baldi tra le nostre concittadine più ispirate nella ricerca di innovazione attraverso cui trasmettere la propria interiorità.

Luana Baldi inizia come autodidatta, non proviene da una formazione di tipo artistico avendo un'istruzione scientifica. Ma la sua espressività pittorica giovanile, seppur ancora latente e da raffinare nella tecnica, era già apprezzata dai professori ai tempi della scuola. La vita lavorativa ha portato Luana ad essere conosciuta nel nostro comune come farmacista, ma l'attività "scientifica" svolta non ha potuto spegnere il fuoco dell'artista che covava dentro se stessa: alcuni studi personali ed un corso di formazione con il Professor Melani di Agliana hanno dato l'incipit all'espressione di quanto è rimasto interiorizzato per lunghi anni.

I colori verde smeraldo, glicine e talvolta fucsia tipici dei paesaggi agresti della nostra Toscana, tendono a sfumare verso il cobalto, il blu di Prussia per poi tornare al turchese dei nostri mari più belli della costa Etrusca e dell'Elba, sono la base di molte opere ed espressione del sentimento dell'artista.



Le dimensioni delle pitture sono ampie, simbolo di una libertà trovata dopo lunghi anni di chiusura, superando le barriere della paura personale ad esporsi al giudizio degli altri, un fiume di emozioni è uscito dal proprio alveo per essere esposto nei luoghi più impensati.

Luana Baldi  ha partecipato all'iniziativa "Lenzuola d'Arte" organizzata ad Eboli con due opere dipinte su lenzuoli bianchi di 140x290 cm; è uscita dalle comodità della mura casalinghe ed ha esposto con un proprio stand  durante la manifestazione estiva al Parco di Carabattole; è nata una pagina a lei dedicata sui social network "facebook" ed "instagram", ed adesso è possibile avere uno sguardo sulla sua creatività nell'esposizione presso il Deka Caffè Letterario.

Prendendo a prestito un termine dalla matematica, il "denominatore comune" dei commenti ricevuti in tutte le esposizioni delle opere di Luana Baldi è la positività delle sensazioni trasmesse, il perdersi dello sguardo nei colori rilassanti della natura; ciò invita l'artista nella prosecuzione del proprio cammino di sperimentazione e scoperta, oltre ad essere un invito per tutti noi a visitare e seguire le esposizioni presenti e future.

Daniele Pierattini     




giovedì 20 agosto 2020

Un saluto a Giancarlo Nerucci, ci ha lasciato ma i suoi ideali resteranno sempre con noi

Il 18 Agosto ci ha lasciati all'età di 85 anni Giancarlo Nerucci. Vogliamo mandare un messaggio di cordoglio alla famiglia ed un ringraziamento per quanto Giancarlo ha fatto durante l'intera sua vita a Spedalino Asnelli. 

Le sue opere e creazioni resteranno sempre a testimoniare, attraverso la loro espressività, gli ideali portati avanti con tenacia e costanza fino agli ultimi giorni della sua vita: il rispetto per la natura, la passione per l'arte, ed il valore della famiglia, dell'amore e dell'amicizia. Le opere donate e mai vendute da Giancarlo a molti compaesani resteranno anche a testimonianza della generosità che lo ha sempre caratterizzato verso chiunque fosse passato a trovarlo.

Vogliamo ricordarti così con una tua opera, la deposizione di Gesù, dove l'abbraccio di Maria sorregge il corpo del figlio morto, ed adesso sorregge anche te. Ciao Giancarlo.

Daniele Pierattini - Alessio Nistri

  

La deposizione di Cristo, scolpita da Giancarlo Nerucci
 

domenica 7 giugno 2020

Vincenzo Giuliani (Vincenzino) e la Macchina del "Moto Perpetuo"

Un impensabile, fortuito ed addirittura surreale incontro allo stand dei libri che la nostra compaesana Baldi Nada immancabilmente allestisce nel corso dell'estiva festa del PD, ci ha consentito di far uscire dall'oblio del tempo un personaggio singolare e molto conosciuto negli anni '60 e '70 a Spedalino. Una persona insuperabile per tenacia nel raggiungere il proprio ideale: diventare il primo inventore della macchina del "Moto Perpetuo".


Agli annali è annotato con il nome di Vincenzo Giuliani, da tutti conosciuto come "Vincenzino". Abitava con la sorella nelle "casine del prete". Vincenzo Giuliani già dagli anni '20 lavorava come meccanico alla San Giorgio di Pistoia, successivamente diventata "Breda" ed adesso "Hitachi", azienda che all'epoca (prima dell'attuale riconversione) produceva armamenti. Una sua busta paga della quindicina 16-31 Luglio 1941 è di particolare interesse, con voci di dettaglio che richiamano alla mente il periodo della dittatura e dei segreti militari che dovevano essere tutelati per rispetto alla legge ed in particolare per questione di onore verso la patria e la famiglia.




A Spedalino "Vincenzino" era conosciuto per la sua tenacia nella creazione di un macchinario che potesse sviluppare il "Moto perpetuo", un'invenzione che avrebbe potuto rivoluzionare il mondo in quanto potenzialmente sovvertiva le leggi della fisica e dava sviluppo ad utilizzi pratici per la creazione di energia a costo zero. Ed il macchinario lo aveva veramente progettato. A suo dire mancavano solo alcuni dettagli per poter concludere l'invenzione. Ma ogni invenzione ha necessità di finanziamenti per essere realizzata. E una busta paga da operaio seppure specializzato non era sufficiente per concludere il progetto. Già dalla fine degli anni '20, in mancanza di fondi per realizzare l'invenzione, per la costruzione di una particolare chiave Vincenzo prova  a chiedere un contributo all'Officina di Precisione Ricciardi di Bagno a Ripoli, ma ottiene soltanto un rifiuto, come riportato nella lettera di risposta del 31 Luglio 1928. 


La tenacia nel voler portare a termine la propria invenzione lo porta ad offrire il suo progetto dapprima al Sindacato Nazionale Fascista Inventori per far ammettere il progetto al finanziamento pubblico, il quale però in data 17 Aprile 1929 dà risposta negativa in quanto non si intravedeva un'immediata utilità pratica e nella lettera di risposta testualmente viene riportato "A quale scopo deve servire? E' un moto perpetuo?".




Vincenzino nel 1932 prova ad inviare il progetto anche ad un'azienda privata, la SIMAR di Milano, Società Internazionale Studio Invenzioni e Commercio Brevetti, ma in data 23 Agosto 1932 riceve un'ennesimo rifiuto allo sviluppo dell'invenzione. Un rifiuto che avrebbe potuto scoraggiare chiunque nel seguire il sogno di dare vita ad un'invenzione rivoluzionaria.




L'ostinzaione non è dote di tutti, ma sicuramente la è di Vincenzo Giuliani, che investe tutti i suoi guadagni, le buste paga e la liquidazione dal lavoro per la realizzazione della sua invenzione, la Macchina del Moto Perpetuo. Ed in gran segreto in uno degli sporti delle "casine del prete" nella discesa a fianco alla canonica, a fianco al laboratorio che Don Marino aveva concesso ai giovani Vinicio Bruni e Luciano Angioli, subito prima della Falegnameria Lenzi, Vincenzino costruisce la macchina.
Tra le poche persone ammesse a vedere il macchinario c'era il Melani, falegname di Via Piave che racconta di come una volta dato il via, il macchinario continuasse a girare in modo autonomo per il solo effetto dei pesi per molti minuti ma alla fine, ogni volta, si fermava. Ed allora il buon Vincenzino scuoteva la testa, e da conoscitore della lingua francese perché aveva lavorato anche nelle officine in Francia ripeteva "Mon Dieu, Mon Dieu, ancora non ci siamo". Poi muoveva lievemente alcune leve e dei contrappesi e riprovava la macchina del Moto Perpetuo.

Il riportare alla memoria la vita di Vincenzo Giuliani non è altro che un modo di ricordare alle persone di oggi la bellezza nel seguire un ideale per tutta una vita, con tenacia, anche di fronte ai tanti rifiuti, l'ideale di portare un miglioramento al mondo in cui viviamo ed allora tutti i sacrifici fatti non saranno un peso ma soltanto sollievo.

Invito chiunque abbia ulteriori notizie, materiali o rilevi alcune imprecisioni a conattarci all'indirizzo mail notiziariospedalino@gmail.com



martedì 10 settembre 2019

Monica Ugolini e l' "ALBERO DI VETRO", la raccolta segreta di Poesie

A margine dell'evento di presentazione del libro di poesie l'Albero di Vetro tenutosi alcuni mesi fa nello spazio incontri del Deka Caffé Letterario, incontriamo Monica Ugolini membro di una famiglia che da generazioni coltiva l'amore per la letteratura e l'arte, doti che anche Monica ha fatto proprie e radicate nel proprio patrimonio genetico.

Cogliamo l'occasione estendere la presentazione a tutti voi.

Monica Ugolini nasce e cresce a Firenze, dal 1998 si trasferisce ad Agliana e dal 2014 vive a Spedalino Asnelli. Scrive poesie da quando aveva dodici anni, e senza interruzioni accompagna le fasi della vita trasformando le proprie emozioni in poesie segrete. Poesie rivolte ad una figura di famiglia che con le proprie doti artistiche e umane spicca sull'orizzonte come un albero sopra di un prato. E' la sagoma del padre Gilberto che con le sue fragilità si staglia come un "Albero di Vetro".

E proprio la fragilità umana con l'evento della morte della persona più cara porta Monica ad aprirsi al pubblico. Nel 2009 partecipa ad un concorso letterario indetto dall'Istituto Italiano di Cultura di Napoli, vincendo il primo premio. Il Libro risulta vincitore anche a Roma del Premio 2010 “dal Manoscritto al Libro” II° Edizione con motivazione: “Per l'originalità e la descrizione cristallina delle immagini, e per la penna che sottovoce sa disegnare delicatissimi arabeschi di parole”

Una raccolta di poesie ricca di sentimento, una finestra sull'intimo che al tempo stesso è riflessione sulla fragilità umana. Un ode fatta di poesie che portano alla luce parole, gesti, sguardi che sembrano passare inosservati ed inaspettatamente lasciano un impronta indelebile nella memoria di chi ha camminato al suo fianco riparandosi all'ombra delle fragili fronde.

Vi suggeriamo per trovare il libro anche il seguente link al sito internet del negozio virtuale delle librerie IBS: https://www.ibs.it/albero-di-vetro-libro-monica-ugolini/

domenica 24 settembre 2017

Sabato 23 settembre 2017: Resoconto della presentazione del libro di Spedalino


Sabato 23 settembre 2017 dalle ore 16.00 alle 18.00 si è svolta, in un clima di grande familiarità, presso il caffè letterario Deka la presentazione del libro Spedalino Asnelli: Storia, Tradizioni e Cultura. Nel corso del pomeriggio, la redazione del Notiziario ha raccontato che cosa vi è alla base del progetto del libro di Spedalino, spiegando che il volume è frutto di una serie di ricerche, di notizie, fatti, accadimenti storici e culturali che hanno segnato il nostro paese e che sono stati progressivamente raccolti consultando documenti tratti dall'archivio diocesano e dall'archivio locale della Biblioteca di Agliana; inoltre sono da ricordare anche i colloqui con gli abitanti e i nativi della frazione che hanno dimostrato una grande disponibilità e sensibilità verso l'iniziativa, contribuendo con foto e testimonianze alla completezza e all'arricchimento del volume.


La giornata è proseguita con l'intervento del sindaco Giacomo Mangoni e dell'Assessore alla cultura Massimo Vannuccini che hanno sottolineato come l'opera sia stata pubblicata con il patrocinio del Comune di Agliana in occasione di Pistoia Capitale della Cultura 2017 e rappresenti un arricchimento nella lunga serie di libri pubblicati sulla storia locale del nostro comune.

La seconda parte della presentazione è stata caratterizzata dall'intervento degli Artisti di Spedalino: Giancarlo Nerucci, Vinicio Bruni, Emo Risaliti e Marco Santi hanno raccontato della loro vocazione artistica, presentando ai presenti alcune tra le loro opere più recenti. Il momento è stato impreziosito dalla lettura dell'estratto L'arte celata nel gomitolo di lana e la poesia dedicata a Giancarlo Nerucci a cura di Debora Menichetti che proponiamo di seguito nel file PDF.

Ringraziando gli abitanti di Spedalino per la calorosa partecipazione alla presentazione del libro, annunciamo che le offerte ricavate dalla distribuzione del volume saranno devolute in beneficenza a due associazioni che operano nel territorio aglianese, di cui vi daremo conto a breve.

lunedì 4 settembre 2017

Marco Santi: Dal Simbolismo alla cultura post-punk


Marco Santi, nato a Pistoia nel 1966, è un artista di origini spedalinesi. Appassionato di tutte le variopinte forme dell'arte, della letteratura decadente, dei linguaggi espressivi e del Simbolismo, inizia a dare sfogo alla sua creatività all'età di venti anni, trasferendo nelle sue opere il dinamismo, il fermento e l'impetuosità che contraddistinguono l'età giovanile. 

Una passione che è rimasta costante col passare degli anni, evolvendosi in una vera e propria formazione da autodidatta che ha portato Marco ad indagare e utilizzare varie tecniche di pittura. I suoi quadri sono realizzati principalmente con tempera ad acrilico su tela e matita su carta e immortalano la figura femminile in contesti esotici, indefiniti e lussureggianti. I suoi soggetti sono tratti da foto di grandi fotografi che l'artista interpreta e rielabora in maniera personale. La maggiore ispirazione è tratta da film, musica e dalla cultura post-punk degli anni '80. Il suo stile unico e meticoloso nel dipingere le sue donne "Sante e Maledette" si adatta a dipinti etnici, fumettistica e ritrattistica. 

Le opere di Marco Santi in esposizione al caffè letterario Deka dai primi di settembre, evocano il grande e misterioso fascino della figura femminile, ora sensuale ora irraggiungibile nel suo alone di misteriosità.

domenica 25 giugno 2017

La mostra 'Visioni' di Giancarlo Nerucci alla Caffetteria Il Moderno di Agliana


Dal 26 giugno al 30 luglio 2017 sarà esposta presso la caffetteria del Teatro Moderno di Agliana una mostra di opere di Giancarlo Nerucci, il 'mago del legno' di Spedalino a cui abbiamo dedicato un articolo nella sezione Artisti del Notiziario.

Il titolo della mostra, Visioni, richiama il carattere delle opere presenti: una serie di esseri immaginari e fantasiosi, frutto della creatività di Giancarlo, l'artista che, stimolato dalle forme del legno raccolto casualmente in natura, ricerca entità immaginarie, modellandole secondo un disegno personale.

Invitando i nostri lettori ad andare a visitare la mostra, vi proponiamo di seguito alcuni scatti suggestivi.



martedì 28 marzo 2017

La mostra di Valerio Savino in esposizione al caffè letterario di Spedalino


Lo scorso 25 marzo è stata allestita al Deka Caffè una galleria dedicata a Valerio Savino, un artista a tutto tondo locale, a cui abbiamo dedicato tempo addietro un ricco articolo nella sezione del Notiziario dedicata agli artisti di Spedalino.

Invitando i nostri lettori ad andare a visitare la mostra, a metà strada tra il surrealismo e la pittura metafisica, vi lasciamo una breve presentazione della galleria scritta dal pittore stesso, che ci permette calarci nell'essenza dei quadri esposti.


Di lontane origini della Provenza francese non sento di appartenere ad alcun luogo. Di temperamento anarchico credo che le radici si trovano nel pensiero: libero e incontrastato, protagonista, individuale. Sostenuto da un'incrollabile fede nella libertà penso che l'arte sia l'espressione maggiore, unica, per la quale l'uomo possa comunicare con il mondo. Il surrealismo, per me, non è solo quello definito da Andrè Breton nel famoso manifesto di Parigi del 1924 (L'inconscio libero dalla ragione) ma anche una maniera di vita, un sentire inferiore, una rivoluzione continua che porta a sconosciuti territori. Per questo il surrealista è lo psicologo di se stesso è volontà di esprimere il proprio istinto autentico, liberatorio, anarchico. Per lui non esiste un'opera bella se non c'è rivolta interiore. Non esiste la materia se non è accompagnata da stupore. Per il surrealista la bellezza è ovunque, lui è ottimista, ribelle, solitario. Una solitudine ricca perchè ascolta il suono che cambia la vita. Il surrealista è sempre esistito, esiste ora, ed esisterà finchè l'uomo sognerà ad OCCHI APERTI. Di me hanno scritto diversi scrittori, le mie opere di pittura e scultura del marmo si trovano in luoghi pubblici e privati. Ma la mia arte è stata, e sarà a disposizione di tutti quelli che sanno amare e conquistare la libertà.

giovedì 26 gennaio 2017

Gli artisti di Spedalino: la storia di Valerio Savino, pittore e scultore autodidatta


In una serata di gelido inverno la redazione de Il Notiziario di Spedalino prosegue il viaggio alla scoperta degli artisti e delle opere d'arte che vivono in mezzo a noi. Animati dallo spirito di conoscenza delle precedenti occasioni, ci avviamo verso la Via Provinciale Pratese e proseguiamo in direzione Le Querci.

Valerio ci accoglie nel suo laboratorio di pittura, disegno e terracotta, raccontandoci la sua storia. Il suo avvicinamento al mondo del disegno avviene in modo quasi casuale e senza alcuna formazione accademica, quando un giorno, all'età di quaranta anni, acquista una matita HB in un negozio di Prato. Una piccola matita che ha segnato l'inizio di una lunga e ricchissima produzione di disegni a sfondo fantastico e surrealistico.


Savino ci ricorda che il surrealismo è un movimento culturale nato in Francia nel 1924, grazie agli influssi del Decadentismo e della pittura metafisica: un legame culturale con le origini provenzali dell'artista.

Chi è il surrealista per Valerio Savino? Il surrealista è lo psicologo di se stesso, è volontà di esprimere il proprio istinto autentico, liberatorio, anarchico. Per lui non esiste un'opera bella se non c'è rivolta interiore. Non esiste la materia se non è accompagnata da stupore. Per il surrealista la bellezza è ovunque, lui è ottimista, ribelle, solitario. Una solitudine ricca perché ascolta il suono che cambia la vita. Il surrealista è sempre esistito, esiste ora, ed esisterà finché l'uomo sognerà ad occhi aperti.




L'arte diviene l'espressione maggiore per comunicare un sentimento e per rapportarsi al mondo, alla realtà esterna. Il surrealismo fantastico di Savino è frutto di un mélange di stili e correnti ma è anche una maniera di vita, un sentire interiore e una continua rivoluzione che dà l'idea della libertà dell'uomo.


martedì 22 novembre 2016

Gli artisti di Spedalino: la micromegamostra di Emo Risaliti al Deka Caffè

Nuovo appuntamento con la rubrica Gli artisti di Spedalino: presentiamo oggi in questo spazio del Notiziario i dipinti di Emo Risaliti, in esposizione al DeKa Caffè dal 5 novembre all'8 dicembre prossimo.

Emo Risaliti, classe 1959, è un artista e graphic designer toscano, originario di Prato. Ha conseguito la maturità all'Istituto d'Arte e successivamente si è laureato all'Accademia delle Belle Arti a Firenze, specializzandosi in Pittura.

Dal 1981 si occupa di immagine coordinata, di packaging, di manifesti e strumenti di comunicazione per iniziative culturali e sociali. Tra le sue esperienze professionali, si segnalano la comunicazione pubblicitaria del gruppo editoriale Giunti (1994-1997), la sua attività di responsabile dell'immagine coordinata per il Comune di Fiesole (1996-2009) e quella di art director della comunicazione per la rassegna lirica fiorentina Opera Festival. 

Inoltre si occupa di progettazione di etichette per vini per importanti cantine, tra cui Leonardo da Vinci, Batzella Wines, Cantine Spinelli e Terra D'Aligi. A questo proposito l'artista, su invito dell'Università di Venezia, ha tenuto un corso di progettazione di etichette (2006). 

Emo ha anche realizzato alcuni font tra cui Kniff per Font Bureau. Come designer, i lavori dell'artista sono apparsi in numerose mostre, cataloghi e pubblicazioni, tra cui Graphics Novum, European Design Annual e Graphis Poster. 

L'artista vive e lavora ad Agliana dal 1984 e mantiene con il paesino di Spedalino uno stretto legame. L'attuale micromegamostra "Dipinti", in esposizione al circolo letterario spedalinese Deka Caffè, rappresenta un ritorno alle origini per l'artista: sono infatti esposte tre opere significative che testimoniano la sua esperienza come pittore.

I tre dipinti, di grandi dimensioni, sono parte di un ciclo avente come motivo principale il paesaggio interiore

martedì 26 luglio 2016

Gli artisti di Spedalino: l'arte concettuale di Otello Agrumi


Dopo qualche tempo, torniamo ad aggiornare la sezione del blog dedicata agli Artisti di Spedalino, dedicando un articolo a Otello Agrumi e alle sue straordinarie doti artistiche. Otello ci aveva già raccontato in passato la sua vocazione per la pittura, il disegno e la scultura e ci offre la possibilità di condividere con i lettori del Notiziario i quadri più interessanti e singolari del suo vasto repertorio.

Otello ci racconta che il suo modo di concepire l'arte è concettuale e informale: i soggetti rappresentati non sono comprensibili attraverso legami razionali e logici, ma prendono vita e assumono forme ben precise secondo un disegno squisitamente personale dell'artista. Per arte concettuale, come Otello ci spiega, non è importante l'aspetto dell'opera realizzata e la sua apparenza estetica, ma l'idea, la parola, il pensiero e il percorso che hanno portato l'artista alla sua realizzazione. Tale corrente artistica si è sviluppata negli Stati Uniti attorno al 1960 e successivamente si è diffusa anche in Europa, opponendosi alla tradizione artistica precedente e al gusto dell'epoca.



Tra gli esempi più noti nella produzione artistica di Otello troviamo i due quadri immortalati nella foto: il primo, da sinistra, mostra l'aspetto del pianeta Terra alle sue origini primordiali: un'enorme massa continentale riunita sotto il nome di Pangea. Da notare la modulazione del giallo, che risulta il colore predominante del dipinto assieme al verde e al rosso. A destra, il secondo quadro rappresenta in maniera informale e concettuale le prime forme di vita sulla terra, secondo la fantasia e l'immaginazione di Otello.



Otello si lascia trasportare dalla fantasia e dall'estro creativo, interessandosi anche a temi relativi alla storia naturale del pianeta e dell'uomo



A questo proposito, l'artista ci mostra con piacere un dipinto dal valore incommensurabile a cui tiene particolarmente. L'elemento naturale presente è l'acqua, realizzata attraverso una gradazione del colore blu, proposto in varie sfumature con lo scopo di creare l'effetto mosso delle onde del mare.


L'aspetto che colpisce maggiormente nelle pitture che vi proponiamo è senza dubbio la modulazione e le sfumature del colore. In particolare, il primo dipinto da sinistra è stato eseguito secondo la tecnica americana del Dripping: il colore viene lasciato sgocciolare sul compensato disteso per terra attraverso l'uso dei pennelli, creando giochi di colore e forme inedite, incomprensibili razionalmente. Sul piano letterario, questa tecnica artistica corrisponde alla scrittura automatica surrealista: l'espressione di un secolo, il Novecento, in cui non vi erano più certezze.



Un'altra caratteristica che Otello ci fa notare è l'interesse per le forme geometriche, elaborate e analizzate in varie opere. Nella prima opera notiamo sette cerchi concentrici realizzati con puntini neri su sfondo bianco: sei sono collocati all'esterno e il più piccolo è al centro del dipinto, iscritto in un rombo. Le forme ellittiche si armonizzano perfettamente all'interno dell'opera, conferendole un senso generale di coesione.



La seconda pittura presenta una realizzazione singolare: Otello ha disteso e incollato nel compensato del normale sale da cucina, e lo ha successivamente dipinto con varie pennellate di colore giallo, nero e rosso. Le figure principali hanno una forma rettangolare, le cui dimensioni aumentano progressivamente dall'interno all'esterno ad eccezione del cerchio giallo centrale. Ancora una volta torna la contrapposizione tra lo sfondo nero esterno e lo sfondo bianco del sale all'interno.



Tra i temi affrontati dall'artista spicca anche l'anatomia umana. Una delle opere più belle rappresenta infatti le infinite molecole e atomi presenti nel nostro organismo, colorati di rosso, arancione, blu e nero. La loro unione forma delle figure geometriche, tra le quali si può scorgere facilmente un trapezio, un rombo e un triangolo.


Concludiamo il nostro viaggio alla scoperta delle opere di Otello con l'emblematico volto di una donna, realizzato nel 2008 utilizzando del vetro nelle parti laterali del volto. L'artista precisa che l'immagine si presta a varie letture e interpretazioni soggettive: ogni quadro riesce a suscitare nell'osservatore suggestioni e impressioni differenti e proprio in questo elemento risiede la grandezza della produzione artistica di Otello Agrumi.

venerdì 22 gennaio 2016

Vinicio Bruni e Giordano Pini: un connubio artistico perfettamente riuscito

Facciamo seguito alla conclusione della mostra avvenuta presso l'Enoteca Carlo Lavuri riportando la bella recensione dell'evento realizzata dalla storica dell'arte Chiara Innocenti.


Vinicio Bruni e Giordano Pini, seguendo le proprie inclinazioni, hanno intrapreso un preciso percorso artistico: Bruni si è specializzato nella lavorazione del legno, Pini ha affinato la tecnica orafa creando delle sculture-gioiello. Dalla loro collaborazione oltre alla partecipazione della “Cantina della Volta” di Modena è stata realizzata una mostra che gioca sul perfetto connubio tra elementi lignei, argento, pietre preziose oltre che sulla presenza di ottimi vini. 

L’allestimento di Bruni riporta alla mente un tipico bistrot francese visibile nella scritta posta in alto “3 Rue de Paris”: ha utilizzato solo due colori; il celeste che richiama proprio la Francia - famosa per i suoi vini - alleggerisce l’intera struttura, con il bianco l’artista ha realizzato delle figure stilizzate -molto ricorrenti nelle sue opere- che sembrano dei piccoli angeli dotati di ali fluttuanti nel cielo. Le opere di Pini si inseriscono perfettamente all’interno di tale allestimento.

Degna di nota è la bottiglia realizzata da Vinicio in legno di acero che ricrea perfettamente la forma di una bottiglia di spumante; l’elemento finale creato da Pini la rende particolare: la superficie increspata è stata realizzata in ottone dorato con la tecnica della fusione a cera persa; incastonata nella superficie ma parte integrante è la collana. La parte spumeggiante vuole rappresentare la forza e l’espressione vitale mentre la collana in argento e quarzi che creano dei punti luce- è una metafora del vino, la fatica del lavoro nei campi che viene ripagata dal piacere del vino, considerato un bene prezioso da custodire come un gioiello.

Cliccando qui è possibile scaricare il volantino completo inoltre accendendo a questo link potrete consultare la nostra intervista realizzata a Vinicio Bruni 

domenica 10 gennaio 2016

Intervista a Paolo Tesi: campione di ballo liscio e artista con innate doti di pittore

Proseguiamo nella scoperta degli Artisti di Spedalino, pubblicando una intervista realizzata quattro anni fa al nostro compaesano Paolo Tesi, che oltre ad essere un campione nel ballo liscio... quasi per caso abbiamo scoperto essere anche un dotato artista nella pittura!

"Premetto che non mi sento un vero “artista”. Comunque la pittura è una passione che ho coltivato fin da bambino, iniziando con i pennarelli e le tempere, ma le maggiori soddisfazioni le ho avute quando imparai a realizzare pitture ad olio. Il momento della stesura dei colori è il vero momento di creatività  e di estraneazione dai problemi di ogni giorno. Realizzare un quadro (bello o brutto che possa essere per gli altri) è lasciare un segno di ciò che è passato dal tuo animo, è uno specchio dei tuoi sentimenti. E’ per questo che la pittura mi ha affascinato e mi affascina tuttora, anche se il tempo che riesco a dedicare a questa attività si è molto ridotto negli ultimi anni. 

martedì 29 dicembre 2015

Libri e Racconti di Spedalino: L'arte celata nel gomitolo di lana


Torniamo ad arricchire la sezione Libri e Racconti de Il Notiziario di Spedalino, con un breve racconto che svela la storia e la tradizione artistica e culturale del nostro paesino.

Il racconto "L'arte celata nel gomitolo di lana" è stato scritto da Daniele Pierattini nel 2011 in occasione della seconda edizione del concorso Agliana Racconta. Attraverso gli occhi dell'autore si dipana il racconto di vari Artisti di Spedalino, dei quali si mette in evidenza la passione per l'arte, alcune delle loro opere più significative e le tecniche utilizzate per realizzarle.

Il paese è paragonato ad un gomitolo di lana, dove le strade appaiono collegate e intrecciate tra loro come il filo di un gomitolo: il filo di lana è espressione di intrecci di amicizia, familiarità e valori di altri tempi che donano gioia all'anima e che nascondono una vena artistica apparentemente celata.

giovedì 10 dicembre 2015

Gli artisti di Spedalino: Stefano Polidori e la passione per il Presepe

Nuovo appuntamento con la sezione del sito dedicata agli Artisti di Spedalino. In questo post proponiamo un articolo in tema con il Natale.


Il periodo di Avvento ci invita a preparare il Presepe con le sue casine ed i pastori, con la grotta, Giuseppe, Maria e il bambino Gesù. Questa volta vogliamo farci raccontare da un vero artista dei presepi alcuni dei suoi segreti.

Stefano Polidori negli ultimi anni ha trasformato la sua passione per i presepi in una vera e propria arte. Una passione innata, cominciata in famiglia fin da bambino. Non è un caso se il babbo Silvano racconta di essere stato il primo a Spedalino ad allestire l’Albero di natale già dal 1948, e lo zio Nello faceva “scuola” nell’allestire i primi presepi. Stefano ricorda come fin da ragazzo studiava le tecniche ed i meccanismi per rendere “vivo” il presepe. Così un anno veniva apprestato un ruscello con l’acqua corrente, l’anno successivo si aggiungevano le luci con il diffusore. Finché dal 2006 l’esperienza degli anni precedenti e la passione sono divenuti vera e propria arte. 

Stefano progetta il presepe in ogni piccolo dettaglio, le case sono costruite proporzionate alle statuette, manualmente sono realizzati i mattoncini e le tegole in terracotta, immancabile e perfetto è il meccanismo che crea l’alternanza tra giorno e notte, con almeno quattro lampade che generano la luce gialla, bianca, rossa e blu. Ogni angolo del presepe mostra una cura tale da farci sentire trasportati in un nuovo mondo e partecipi in prima persona dell’evento della natività. Indiscutibilmente il presepe del 2007 ha vinto il I° premio al concorso “Presepi” di TVL ed è stato visitato da oltre 300 persone.


Il presepe dell’anno 2008 è stato ancora più ricco di dettagli e particolari, ma non potendo partecipare in quanto già vincitore nel precedente concorso ha comunque ricevuto una targa di riconoscimento.


Infine il presepe 2009 si è classificato al II° posto al concorso presepi, con tanto di lettera di riconoscimento e ringraziamento da parte del Sindaco di Agliana. Dietro ai premi e alla maestria di ogni presepe c’è una pazienza nei preparativi lunga anche dieci mesi.

mercoledì 25 novembre 2015

Falegnameria Lenzi: la lavorazione artistica del legno a Spedalino

Riprendiamo l'appuntamento con la sezione del sito dedicata agli Artisti di Spedalino. L'ultima volta vi abbiamo proposto la storia di Alberigo Lenzi, quest'oggi è il momento del fratello, Loris Lenzi.


Era da qualche mese finita la “Grande Guerra” quando Loris Lenzi con un amico di Prato decise di partire da Spedalino per andare a scuola di intaglio ad Empoli. In seguito si aggiunse anche il fratello Alberigo a frequentare la scuola. Furono periodi di difficoltà in cui si rimaneva fuori tutta la settimana, per poi tornare nel fine settimana e mettersi al lavoro in casa. In un piccolo laboratorio Loris ed Alberigo iniziarono la loro prima attività di lavorazione artistica del legno, creando i loro primi modelli di mobili, cornici, lampadari.

Qualche anno dopo quando il Cav. Azelio Tuci, noto pittore, decoratore e restauratore pistoiese, chiamò Loris per andare a collaborare con lui alla scuola d’arte di Pistoia, Loris cedette il posto al fratello Alberigo per non lasciare il laboratorio di intaglio già avviato. La falegnameria Lenzi ufficialmente aprì i battenti nel 1936 e da subito, i lavori eseguiti prevalentemente a mano, furono apprezzati e l’azienda crebbe rapidamente. Ogni anno il momento di incontro con i clienti e la presentazione delle nuove lavorazioni era la “Mostra mercato” al Kursaal di Montecatini. Servivano nuove forze per le numerose commesse che si susseguivano, così dal 1962 entrarono in azienda la figlia di Loris, Maria Assunta e di Alberigo, Giovanna. Mentre Giovanna era addetta alla contabilità, Maria Assunta era addetta alla pittura in “foglia d’oro”. Ricorda sempre con piacere Maria Assunta un aneddoto dei primi tempi in azienda, che ben rappresenta la prima emancipazione delle donne nel corso degli anni ’60 di fronte ai pregiudizi ancora presenti negli uomini di allora.


venerdì 13 novembre 2015

Alberigo e Loris Lenzi: la lavorazione artistica del legno a Spedalino

Torna l'appuntamento con gli artisti di Spedalino. Vogliamo presentarvi la storia di due fratelli, Loris e Alberigo Lenzi, che seguendo la loro innata passione per l’arte, hanno dedicato tutta la loro vita alla lavorazione artistica del legno, creando una importante falegnameria che ha reso Spedalino un centro di produzione artistica conosciuto nel mondo. Oggi gli innumerevoli lavori presenti in molte nostre case come in tante ville in Europa sono testimoni della loro maestria nella lavorazione del legno. Iniziamo con la storia di Alberigo...



Alberigo Lenzi nacque a Spedalino il 31 Luglio 1906, e fin da piccolo dimostrò la propria vena artistica. Così, ai corsi dell’istituto d’arte Petrocchi, fondato da poco dal pittore Fabio Casanova, tra i primi iscritti, insieme a personaggi del calibro di Jorio Vivarelli e Agenore Fabbri, ci fu anche Alberigo Lenzi. Finita la scuola, ben presto insieme al fratello Loris fondò la falegnameria Lenzi per la lavorazione artistica del legno. Mentre il fratello Loris lavorava nella ditta, Alberigo nel primo dopoguerra fece parte del gruppo rifondatore della Scuola d’Arte Petrocchi e successivamente nel 1957 venne nominato professore di intaglio, facendo dell’insegnamento ai ragazzi dell’Istituto d’arte la sua attività principale. 



Negli anni ’50 le giornate di Alberigo e del fratello Loris iniziavano molto presto. Fianco a fianco la mattina alle sei erano già al banco di lavoro intenti ad produrre decorazioni e intarsi, cornici e statue in legno. All’epoca, quando iniziò ad intagliare Alberigo, non c’era ancora il pantografo e tutto veniva fatto rigorosamente mano. Il legno da lavorare veniva stretto nella morsa e tutto l’intaglio avveniva con la sgobbia. Quando c’era Alberigo al lavoro (così ci racconta Sergio, un dipendente della falegnameria) era un divertimento soltanto a guardarlo: da un pezzo di legno di cirmolo o di abete, in poco tempo prendeva forma e proporzione ciò che aveva in mente, ma non solo, l’espressività che dava alle sue statue era tale che quasi sembrava volessero parlare. Alberigo sapeva sempre quello che diceva, e riusciva a farsi ben volere da tutti; anche con gli operai della falegnameria aveva creato uno spirito di unità quasi familiare. Capitò una volta che un nuovo cliente di Genova ordinò due lampadari per il salone di una villa, lampadari grandi quanto una stanza o forse più. Tutti gli operai, con Alberigo in prima fila, lavorarono un’intera settimana giorno e notte per rispettare la consegna, ed il lunedì successivo i lampadari furono puntualmente consegnati. Così pure quando si presentò un olandese per fotografare i lavori della falegnameria, mentre tutti erano titubanti per paura che fossero copiati i modelli, Alberigo accettò le richieste, e da lì nacque un rapporto di lavoro che generò per molti anni grosse commesse dall’Olanda. 


martedì 29 settembre 2015

Giancarlo Nerucci: l'arte di dare vita al legno


Proseguiamo il viaggio de Il notiziario di Spedalino alla scoperta degli artisti e delle opere d'arte che vivono in mezzo a noi. Così, con l’emozione di un tesoro che sta per essere portato alla luce ci avviamo lungo la Via Provinciale Pratese verso la casa di Giancarlo Nerucci...


Non c’è bisogno di suonare il campanello, la sua vera casa è il laboratorio di Via Provinciale, angolo Via Settola, dove ogni giorno possiamo incontrarlo indaffarato con qualche ferro del mestiere. Giancarlo Nerucci ha da sempre coltivato la passione per il legno, un materiale vivo, sempre diverso, con mille forme, che nelle sue mani si anima in forme viventi. Ma cominciamo dall’inizio...

I Nerucci fin dal 1926 scesero dalla montagna montalese, da Felciana, per “tornare” in piano, a Spedalino, nella casa colonica a 20 metri dall’attuale laboratorio di Giancarlo. Quest’amore per il bosco tipico degli abitanti della montagna, ha trasmesso a Giancarlo la passione per la lavorazione del legno. Fin da ragazzo innata era l'abilità nel costruire le gabbie per i merli... dai pali di castagno si facevano le stecche e con un po’ di pazienza e molta maestria nascevano utili e belle gabbie.


Post più popolari